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Prima lettura del 6 novembre 2026

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L’esempio che avete in noi   Fil 3,17-4.1 "Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi.  Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio.  Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.  La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!"   Cristo fa la differenza tra una semplice speranza umana basata sul nostro ottimismo e sulla buona volontà e la salvezza che ci viene dalla...

Prima lettura del 5 novembre 2026

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  Sublimità della conoscenza  Fil 3,3-8a "Fratelli, i veri circoncisi siamo noi, che celebriamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci vantiamo in Cristo Gesù senza porre fiducia nella carne, sebbene anche in essa io possa confidare. Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: circonciso all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge, irreprensibile. Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore".   Rendere un culto al Signore non sempre indica azioni e parole indirizzate con sincerità e fede. Tutti i grandi profeti sono stati sempre critici su questo tema. Paolo nella lettera ai Filippesi parla di una pros...

Vangelo del 4 novembre 2026

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Getta le fondamenta   Lc 14,25-33 "In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a...

Prima lettura del 3 novembre 2026

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  Obbediente fino alla morte   Fil 2,5-11 "Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:  egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo,  diventando simile agli uomini.  Dall’aspetto riconosciuto come uomo,  umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte  e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome,  perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre". La lettera di Paolo ai Filippesi ci consegna un meraviglioso inno che ha al centro Cristo e i suoi sentimenti. Egli ha provato nella sua carne la nostra stessa fatica, eppure ha accettato di farsi servo, di svuotarsi per amore nostro, di mettersi alla nostra altezza, o meglio, alla nostra bassezza!  E' così fondament...

Prima lettura del 2 novembre 2026 - Commemorazione dei defunti

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Per sempre s’incidessero  Gb 19,1.23-27 "Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro»".  Attraversando una grande sofferenza, fiorisce, sulle labbra e nel cuore di Giobbe, una riflessione di fede nel Dio vivente: è lui che ha sempre l'ultima parola in ogni storia umana. Giobbe non vuole che il suo dolore e la sua esperienza vadano dimenticate; spera che sia incisa in modo indelebile nella pietra affinché ad altri arrivi  Nonostante la crudezza della prova, la sua speranza è riposta comunque in Dio, che sente come salvatore e liberatore.  Parlando del "mio redentore" il testo originale riporta il termin...

Prima lettura di domenica 1 novembre 2026 - Tutti i Santi

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Davanti al trono   Ap 7,2-4.9-14 "Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adora...

Salmo del 31 ottobre 2026

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Una moltitudine in festa   Sal 42 (41),5 "5 Questo io ricordo e l'anima mia si strugge: avanzavo tra la folla, la precedevo fino alla casa di Dio, fra canti di gioia e di lode di una moltitudine in festa".   Lontano dal tempio e sbeffeggiato da chi non ama le Sante Dimore: l'orante del Salmo 42, in esilio a Babilonia, sfoga la nostalgia e il desiderio di tornare in patria per gustare la vicinanza e la cura paterna del suo Dio. È una preghiera fatta di memoria, ricordo di quel mondo ora lontano, ma che spera di rivedere.  Il memoriale delle feste passate rende sopportabile il dolore presente e attualizza la lode che non si ferma nella schiavitù.  Il salmista si rivolge al suo cuore per trovare coraggio e conforto, indicandoci una via di consolazione che può sostenere anche noi.  È certamente uno dei Salmi più belli e facili da pregare, che spinge a cercare la forza nel Signore, come una cerva che anela dissetarsi alla fonte della salvezza (v. 2). "Questo io ricor...