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Salmo del 23 marzo 2026

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Abiterò ancora nella casa Sal 23 (22),6 "6 Sì, bontà e fedeltà  mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni". "Il Signore è il mio pastore" : così inizia uno dei Salmi più belli e più risuonanti nella nostra preghiera. È un immagine di cura, attenzione, protezione, tutte cose preziose che cerchiamo intorno a noi, specialmente in chi amiamo.  Chi ha scritto questa preghiera dimostra un'intima esperienza di Dio che dona benedizioni e si prende cura costantemente, in "tutti i giorni della mia vita". È il Signore che la Scrittura ci annuncia, non un potente su un trono lontano e intoccabile, non un giudice inflessibile pronto a puntare il dito su peccati limitati nel tempo, ma con condanne eterne!  Chi lo conosce lo sente pastore amorevole di un gregge, che dice di sé: "Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella mal...

Seconda lettura di domenica 22 marzo 2026

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Dio abita in voi Rm 8,8-11 "Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi".  La vita secondo la carne è destinata alla morte, quella secondo lo Spirito, si muove e cresce verso la Vita. È la convinzione di fede di Paolo nella lettera ai Romani. Per la sua riflessione parte dalla Pasqua di Gesù che entra, coinvolge e converte la nostra quotidianità.  È lo Spirito di Dio la sorgente della vita e coinvolge il corpo nella risurrezione. Il nostro destino in Cristo non è di r...

Salmo del 21 marzo 2026

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Salva i retti di cuore Sal 7,11-12 "11 Il mio scudo è in Dio: egli salva i retti di cuore. 12 Dio è giudice giusto, Dio si sdegna ogni giorno".  Accusato ingiustamente, il salmista invoca la giustizia di Dio sulla sua storia. È il tema del Salmo 7, una preghiera intensa che sa di lamento, eppure vi domina l'abbandono fiducioso nelle braccia del Salvatore.  Nella sofferenza il salmista non perde fiducia nel suo intervento puntuale, amorevole e potente.  La fine dei nemici è certa, perché il Signore gli vuole bene e non lo abbandonerà.  Qui, come in gran parte della Scrittura, il giudizio del Signore è invocato come evento di sicura salvezza. Il male si scava la fossa da solo, la giustizia non sarà umiliata, perché il Signore è dalla parte dell'oppresso.  "Il mio scudo è in Dio: egli salva i retti di cuore". Nella persecuzione due rimangono come certezze: la prima è che Dio è difesa e salvezza.  Il Signore non abbandona nessuno nella morte, si fa difesa e scu...

Vangelo del 20 marzo 2026

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Nessuno saprà di dove sia  Gv 7,1-2.10.25-30 "In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi  di nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non e...

Seconda lettura del 19 marzo 2026 - San Giuseppe

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La promessa sia sicura  Rm 4,13.16-18.22 "Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi - come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» - davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che non esistono. Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». Ecco perché gli fu accreditato come giustizia". Abramo, anziano senza figli e con un grande desiderio di infinito, incontra Dio, il Vivente, che lo attrae con una promessa. Parla prop...

Prima lettura del 18 marzo 2026

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Né fame né sete Is 49,8-15 "Così dice il Signore: «Al tempo della benevolenza ti ho risposto,  nel giorno della salvezza ti ho aiutato. Ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo, per far risorgere la terra, per farti rioccupare l’eredità devastata, per dire ai prigionieri: “Uscite”, e a quelli che sono nelle tenebre: “Venite fuori”. Essi pascoleranno lungo tutte le strade, e su ogni altura troveranno pascoli. Non avranno né fame né sete e non li colpirà né l’arsura né il sole, perché colui che ha misericordia di loro li guiderà, li condurrà alle sorgenti d’acqua. Io trasformerò i miei monti in strade e le mie vie saranno elevate. Ecco, questi vengono da lontano, ed ecco, quelli vengono da settentrione e da occidente e altri dalla regione di Sinìm». Giubilate, o cieli, rallégrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha misericordia dei suoi poveri. Sion ha detto:  «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticat...

Vangelo del 17 marzo 2026

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Faceva tali cose di sabato   Gv 5,1-16 "Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora...