Prima lettura dell'1 ottobre 2026
Gb 19,21-27b
"Giobbe disse: «Pietà, pietà di me, almeno voi, amici miei, perché la mano di Dio mi ha percosso! Perché vi accanite contro di me, come Dio,e non siete mai sazi della mia carne?Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro»".
Sarà finalmente il momento tanto atteso della contemplazione e della pace.
Il libro ci insegna che la grande sofferenza non impedisce una grande speranza. Giobbe intuisce che il Signore è ben più grande e misericordioso di quanto normalmente immaginiamo. Egli crede in un riscatto finale, che certo gli verrà dal Signore, che sovrasta tutte le creature con la sua forza e la sua provvidenza.
"Giobbe disse:
«Pietà, pietà di me, almeno voi, amici miei,
perché la mano di Dio mi ha percosso!»".
I tre amici di Giobbe sono Elifaz di Teman, Bildad di Suach e Zofar di Naama, citati nel libro al cap. 2,11.
Sono andati a consolarlo e con il loro silenzio di 7 giorni sembrano essersi compenetrati nella sofferenza dell'amico.
Ma dura poco. Essi insistono nel dire che Giobbe soffre a causa dei suoi peccati, così come la religione del tempo asseriva, e quindi vive il giusto castigo.
Giobbe è sicuro della sua innocenza; alla sofferenza si unisce il giudizio inclemente di questi fantomatici amici. Chiede così un po' di tregua al martellamento di condanne spietate mosse dalla drammatica teologia della restituzione.
e non siete mai sazi della mia carne?"
Gli amici che erano venuti per consolarlo finiscono per aggiungere sale sulle sue ferite.
Alla sofferenza fisica si aggiunge quella morale del sentirsi condannato dalla religione ufficiale; rinfacciandogli i suoi peccati nascosti, affermano che è lui stesso l'origine dei guai che vive nel presente. Non sono amici, ma avvoltoi che banchettano con le sue carni!
Il libro denuncia la triste teologia di chi propaganda un dio simile ad un giudice inflessibile che premia o castiga in base ai meriti di ognuno. È ancora lontano l'annuncio del Dio amore che manda il Figlio per salvarci gratuitamente, per puro amore senza stare a contare meriti e demeriti.
E' una vera rivoluzione e uno scandalo la Parola del Vangelo di fronte alla plausibile e umana "giustizia" che non fa altro che uccidere proprio le vittime. A questa Buona Notizia dobbiamo credere, a questa Parola ancorare il nostro cuore nel momento del dolore.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Gb 19,1.23-27a
Commento del 02/11/2022
Salmo 27 (26),13-14
Commento del 30/03/2026
Vangelo di Lc 10,1-12
Commento del 03/10/2024

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