Vangelo del 3 aprile 2026 - Venerdì Santo

Per questo io sono nato
Gv 18,33-37

"33 Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». 34 Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». 35 Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». 36 Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità»".

Gesù e Pilato: il "servo per amore" e l'amore per il potere che si incontrano. E nell'impatto non traballa la fede, ma le false certezze di Pilato, politico a servizio di un opprimente e tirannico imperatore, attaccato come tutti i suoi pari alla poltrona e alla piccola fetta di potere che temporaneamente gli è concessa. Tra potere e verità, in Pilato vince il potere e tutto viene sacrificato a questo idolo che esige sempre nuove guerre, nuove oppressioni, nuove vittime. 

È così anche ai nostri giorni, cambiano i nomi dei protagonisti ma il dramma è sempre lo stesso. Nella passione di Gesù viene fuori il meglio e il peggio della nostra umanità. Due regni si incontrano e si scontrano: quello di questo mondo sembra avere la meglio sull'arrendevolezza divina, eppure solo uno resterà per la vita eterna. La croce è giudizio di Dio che rivela, mette a nudo e riesce a zoomare sulle nostre meschinità e sulle tenebre, obbligandole a mostrarsi alla luce del sole e quindi a scomparire.


"Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?»".

Tra le accuse che Pilato ha sentito su Gesù la più grave ai suoi occhi è che si fregi del titolo di re. Un servo dell' imperatore si insospettisce perché è uno solo il senso che riesce a dare alla regalità. 
Davanti ad un potente, per di più accentratore come quello di Roma, non c'è posto per un altro re in un paese succube. 
Pilato non conosce, parla per sentito dire. Come potrà allora giudicare? Ha solo i suoi parametri di opportunità politica, la verità non può interessargli. Gesù su quella punta la sua attenzione perché la verità che lui annuncia è libertà per tutti gli uomini e le donne del mondo, e quindi anche per gli oppressori.

"Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?»".
Il magistrato vuole sapere cosa Gesù abbia fatto, per verificare un reato, il politico cerca fatti per incastrarlo e disfarsene. Questa è l'unica logica di Pilato. Non è giudeo, non è la sua religione, non è il suo mondo, niente lo lega alla storia di Gesù se non la sua umanità. Ma il potere schiaccia, usa e manipola proprio l'umanità. 

Nel dialogo serrato con Pilato, stupisce questa decisione di Gesù di essere annunciatore del Vangelo fino alla fine!
E lo può fare perché non è invischiato col potere di Roma, ma neanche con quello spirituale e religioso della sua terra. 
Non è un rabbino, non è un sacerdote, non ha nessuna autorità tra i giudei. È il Testimone dell'amore gratuito ed immeritato di Dio per noi e ha solo la sua vita e la sua morte per mostrarlo. Il suo regno non è di questo mondo. E questo mondo passerà, non resterà una sola pietra in piedi. Questo mondo è il palcoscenico su cui si mostra in tutta la sua bellezza la misericordia Dio per noi. Per questo né lui né i suoi combattono per accaparrare come un tesoro esclusivo il potere in questo mondo. 
"Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù»".

"Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità»".

Ecco che Pilato riparte, forse ha trovato l'appiglio per condannarlo: se si autoproclama re, il reato diventa concreto! 
Ma Gesù precisa che testimoniare la verità di Dio Padre, come salvezza di tutti i suoi figli, è la missione della sua vita. E per questo non si fermerà davanti a niente, nessun peccato e nemmeno la morte potranno mortificare la forza salvifica di un'amore così grande. 
Anche se il potere e la politica non sanno che farsene della verità, la Buona Notizia, continua nel segreto a portare liberazione, pace, vita eterna a tutti coloro che si lasciano scomodare dalla Luce del mondo. 

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:


Prima lettura di Is 52,13-53,12 

Commento del 18/04/2025


Salmo 31 (30),5-6 

Commento del 15/09/2025


Seconda lettura di Eb 4,12-16 

Commento del 16/01/2021


Vangelo di Gv 18,28-32

Commento del 07/04/2023


Commenti

  1. "Il mio regno non è
    di questo mondo".
    Una parola di Gesù
    che fa ripartire il mio cuore.
    Dopo ogni telegiornale.
    Dopo ogni delusione.
    Dopo ogni fallimento.
    "Il mio regno non è
    di questo mondo".
    Esiste un regno non fondato sull'interesse, sull'arroganza
    del potere.
    Riparte il mio desiderio,
    la mia speranza, la mia vita.

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  2. Tu lo dici!
    Quante volte diciamo di un Altro(che poi è un fratello),tante non verità!
    Artefatti,arzigogolature ...mentali!
    Chi sono io per decidere..di un fratello!
    Ti affido la mia giornata,oggi,donami un pizzico del TUO donarsi ,senza barriere,scudi,barriere..
    LIBERAMENTE
    Amen

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