Seconda lettura di domenica 6 gennaio 2026

La carità non fa alcun male
Rm 13,8-10

"Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità".

Pochi versetti della lettera ai Romani per ricordarci dove sta l'essenzialità della nostra esperienza cristiana: nell'amore fraterno, che Paolo definisce come debito necessario, reciproco. In questa prospettiva nessuno si può dire superiore all'altro né inferiore, autosufficiente o succube.
L'amore fraterno è il compimento e la realizzazione di qualsiasi precetto della Legge. Tutto tende all'amore e ogni cosa è giustificata dall'amore. 
I cristiani non devono mai perdere di vista la priorità della carità per non mettere a rischio la propria stessa identità di discepoli, di fratelli, di figli.

"La carità non fa alcun male al prossimo".
È una delle caratteristiche più evidenti di questo tipo di amore disinteressato e non egocentrico che caratterizza la carità. 
Va da sé che vivere nella carità, quella che il Cristo ci ha insegnato facendola, non si fa il male e non lo si desidera per nessuno. 
Pur nel nostro limite creaturale, pur spinti a farci i fatti nostri a scapito degli altri, abbiamo una scuola che ci aiuta a dimenticarci degli interessi propri per dedicarci al bene dei fratelli. È la via della croce per amore, il cammino uno accanto all'altro sostenendoci a vicenda.
La carità ispira il desiderio di fare sempre del bene a chi ci sta vicino e che si trova nel bisogno.

"Pienezza della Legge infatti è la carità". 

Se la legge sembrava fine a sé stessa, come apice della rivelazione e della giustizia divina, in effetti non era che l'apripista per l'arrivo dell'amore compiuto ed "esagerato" manifestato nel Figlio.  
La legge è monca, limitata, parziale. 
I comandamenti sono donati come pedagogo, come cibo iniziale, semplificato, a bambini che non deglutiscono cibo più consistente.
Ancora, i comandamenti non sono norme da realizzare pedissequamente, ma rivelatori di un nuovo modo di vedere la vita e se stessi. Non si vive egoisticamente ripiegati sui propri bisogni e desideri: ci si realizza in pienezza se indirizzati verso l'altro da sé, da accudire, ricercare, da far realizzare più di noi, da far crescere avanti a noi.
Tutto trova compimento nell'amore, si ricapitola, acquista significato e bellezza. L'amore dà luce e sapore alla nostra vita e ad ogni nostro gesto. Senza di esso ogni parola o azione risultano grigie e insapori, oltre a rivelarsi come portatrici di morte. 
La Parola ci mostra che noi possiamo accedere alla pienezza della Legge, quella del Padre che non uccide, non punta il dito, non condanna.
L'Amore non è teoria, per noi è un fatto: quello che ci è stato mostrato in tutta la sua portata salvifica nel Cristo, carità del Padre.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:

Prima lettura di Ez 33,1.7-9
Commento del 10/09/2023

Salmo 95 (94),1-3
Commento del 27/03/2025

Seconda lettura di Rm 13,8-13
Commento del 06/11/2019

Vangelo di Mt 18,15-20
Commento del 13/08/2025

Commenti

  1. Carità
    Amare,donare,aiutare,sorprendere chi non ha!
    Stammi vicino,fammi donate TE,attraverso me!
    Amen

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