Prima lettura del 4 febbraio 2026
"In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione».
Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza».
Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”». Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato». Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!».
Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!».
L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo. Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!»".
La peste che scoppia proprio subito dopo il censimento manda in crisi il re Davide. Se una punizione va imputata è lui a meritarla non il suo popolo che subisce le sue decisioni. Tanta forza militare sparisce in poco tempo, la presunzione di dominare lo fa sbattere contro il muro della malattia dilagante.
Spesso nell'esistenza di Davide, segnata da eccessi, omicidi, adulterio, questi momenti sono grazia, campanelli d'allarme che lo rimettono nella giusta dimensione di figlio, di fedele che ha bisogno della forza del suo Dio.
"La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!".
La tragedia apre gli occhi al re che si rende conto dell'illusione alimentata dalla sete di potere.
A quel punto torna ad essere pastore del gregge a lui affidato; invoca solo su di sé la condanna, nell'estremo tentativo di salvare i suoi fratelli.
I drammi da affrontare saranno sempre tanti, ma sapendo di non essere soli il cammino diventerà più docile e sereno.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di 2Sam 24,2.9-17
Commento del 31/01/2024
Salmo 32 (31),5
Commento del 20/10/2023
Vangelo di Mc 6,1-6
Commento del 05/02/2025

Bramosia di possesso
RispondiEliminaFammi deporre davanti a TE
Tutto il superfluo
Amen
Il Tuo Signore
RispondiEliminaè un messaggio di
Salvezza:
la Tua Grazia ci apre
ad una prospettiva nuova,
a valutare la nostra vita
alla luce della
Tua Presenza:
donaci il coraggio di seguirTi
e lasciarci
trasformare
dal Tuo Amore
di Padre.
"Cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande".
RispondiEliminaÈ la fede di Davide.
È la fede di ogni discepolo di Gesù.
È la mia a fede.
Niente è meglio per me della misericordia grande del Signore.