Salmo del 14 settembre 2026

È la loro roccia 
Salmo 78 (77),34-35

"34 Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,

35 ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l'Altissimo, il loro redentore".

Il 78 è un Salmo sapienziale che ripercorre nella preghiera le tappe principali della storia dell'antico Israele. È un inno alla Legge e alla sua funzione nella storia di un popolo che, relazionandosi col suo Dio, trova misericordia e salvezza. 
Tutto ruota intorno a due fuochi: l'infedeltà del popolo che promette un'alleanza che non mantiene, e dall'altro versante la pazienza, il perdono e la misericordia di Dio che non finisce mai. 
La storia diventa così una scuola di fede, un ritrovare ogni volta una fedeltà nel Signore che si riteneva persa per sempre.
Il racconto raggiunge il suo apice nella visione della luce di Dio e nell'esultanza dell'unzione di Davide come Messia e re del popolo santo. 
È una storia che fa brillare la grazia di Dio nonostante l'infedeltà degli uomini, necessaria memoria per imparare a leggere così ogni vicenda umana.

"Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui".

La Scrittura non si fa scrupoli a dire che la vita e la morte sia tutta nelle mani del Signore.
Lui fa fiorire le esistenze e le ferma, senza che l'uomo ne comprenda il senso. Ma la morte diventa un momento propizio di discernimento, di ricerca della vita dove sboccia veramente.
Come è facile immaginare il popolo ebraico, nelle difficoltà, ricorreva all'aiuto del Dio dei padri. La vicinanza della morte spingeva questa fetta d'umanità a cercarlo, a tornare a lui, ad invocarlo. 
È storia di sempre. È il modo più immediato per ricordarsi chi è per noi e quanto bisogno ne abbiamo. Sembra opportunismo ma diventa il tempo più fecondo affinché il Signore smetta di essere una teoria, o una teologia da discutere, e venga sperimentato come unico salvatore a cui rivolgersi.
Gli idoli spariscono dall'orizzonte e rimane l'Uno.

"Ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l'Altissimo, il loro redentore".

Quando siamo forti, capaci, in salute, sembra che niente possa fermare il nostro agire, i nostri sogni, la nostra prosperità.
Ma la fatica, il limite, la morte sono ottimi deterrenti alle manie di grandezza e all'egocentrismo.
Se nella prosperità Dio sembra superfluo, nella precarietà si ritrova la via della fiducia in lui come roccia sicura, come liberatore, come vero sostegno e forza di ogni vita.
Aggrapparsi alla roccia che ha salvato in passato, è ritrovare serenità nell'oggi e speranza nel domani. La grazia non viene meno e la salvezza è dono che redime ogni colpa e ogni arroganza.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:

Prima lettura di Nm 21,4-9
Commento del 28/03/2023

Salmo 78 (77),37-38
Commento del 14/09/2023

Vangelo di Gv 3,13-17
Commento del 14/09/2024


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