Prima lettura del 10 ottobre 2026

Tutti voi siete uno in Cristo Gesù

Gal 3,22-29


"Fratelli, la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo.
Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo.
Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. 
Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa".

Tutti peccatori e tutti bisognosi di essere riscattati: il Salvatore mandato da Dio ha realizzato perciò la salvezza per tutti. La distinzione tra giusti e peccatori, tra meritevoli e  insalvabili è stato Dio stesso a farla saltare. È il Vangelo di Paolo ribadito con forza nella lettera ai Galati e ripetuto con insistenza in ogni occasione. Siamo giustificati, cioè resi giusti per la fede in Gesù Cristo, e non abbiamo più bisogno della legge antica, che diventa anzi un ostacolo, un ingombro. 
La legge è servita solo ad accompagnarci fino a Cristo, come il pedagogo, cioè lo schiavo che nell'antichità accompagnava i bambini a scuola. Cadono perciò tra i cristiani le divisioni e le barriere di ogni tipo, cultuali, sociali, religiose, razziali. Tutti siamo uno in Cristo. Ecco il Vangelo in tutta la sua bellezza e luminosità, che porta liberazione e salvezza. 

"Non c’è Giudeo né Greco".
Il Signore stesso ha fatto franare il muro di ogni divisione, quelli che noi avevamo innalzato.
La fede ci spinge a credere che non sia utopia, ma promessa che arriva al suo compimento e si fa carne; accogliere l'altro da me, qualsiasi sia il diverso, è entrare nella fratellanza dei figli di Dio.
Cade la prima distinzione, tra giudeo salvato, e pagano perso e condannato. Tutti, senza calcoli, hanno acceso alla salvezza mediante la fede nel Cristo. 

"Non c’è schiavo né libero".
Ugualmente cade anche questa distinzione, schiavi senza nessuna vera identità e liberi a cui tutto è dovuto; mediante la stessa fede in Cristo hanno la stessa possibilità, la stessa figliolanza. 
La condizione di schiavitù nell'antichità era considerata un segno dell'abbandono divino e dell'essere esclusi dalla salvezza. Tra i primi cristiani gli ultimi sono i primi e tantissimi sono proprio gli schiavi convertiti perché finalmente qualcuno li ha guardati amandoli. 

"Non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù".

Anche la distinzione più originaria, cade. 
Alcune società nel mondo sono matriarcali, ma invece tutte le religioni privilegiano gli uomini, relegando le donne in una posizione di secondo piano nello studio, nel pensiero e nella comprensione, che investe anche la salvezza. 
Addirittura nella religione ebraica le donne erano escluse dalla preghiera comunitaria in sinagoga e considerate portatrici di impurità per gli uomini. 
Gesù ha rovesciato questa visione, non considerando nessuna donna come un impedimento alla sua santità, scegliendo una donna come prima testimone della risurrezione.
In lui tutti siamo uno, nessuna barriera ci allontana da lui, nessuno e nessuna è considerato non meritevole del Padre.
Così possiamo affermare che la chiesa non è nata come una religione, ma da un fatto: l'incarnazione e la nascita del Figlio da una donna, che ci accomuna tutti all'unica carne del Salvatore.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:


Prima lettura di Gal 3,22-29 

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