Prima lettura del 29 maggio 2026
Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.
Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!
Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare".
Vivere sobriamente, nell'amore fraterno, in attesa del ritorno di Gesù: sono le tre caratteristiche essenziali che secondo l'apostolo Pietro deve avere una vita cristiana semplice e autentica. Nella sua prima lettera esalta anche lo spirito di servizio: non ci può essere adesione alla prassi dell'uomo Gesù se ci si dimentica dei fratelli che hanno bisogno.
E' una pagina ricca di indicazioni concrete, che ci viene incontro proprio nella fatica del momento presente, davanti alla persecuzione, alla prova, ai dubbi e alla paura del domani.
Nulla deve spiazzarci né bloccarci; tutto ci dà modo di partecipare con le nostre forze alla passione salvifica di Cristo.
Pietro più che un'affermazione cronologica, punta l'attenzione su quella teologica. Tutto ha un inizio e una fine tranne Dio. Di tutto ciò che è creato la fine è prossima, vicina e inevitabile.
Questo non è detto per rattristarci e renderci passivi, anzi, è lo stimolo a non attaccarsi a cose effimere che finiscono presto, e mettersi in ricerca di ciò che non perisce e che rimane. Niente è per sempre, tranne l'amore di Dio.
L'attività dello spirito, educata con semplicità e moderazione, ci apre a vigilare sulla manifestazione, costante ma celata, dello Spirito universale. La preghiera ci connette con una dimensione non tangibile eppure concreta, non limitata ma di ampiezza divina.
La carità sempre e sopra ogni cosa! È l'indicazione unanime di tutti i testi del Nuovo Testamento. Nella comunità dei credenti la carità non va mai sacrificata a favore dei propri interessi personali o dei gruppi vari. La carità vicendevole è indispensabile perché una comunità possa definirsi cristiana.
Mi dà tanta consolazione questa affermazione: "la carità copre una moltitudine di peccati".
Pietro dice in altre parole ciò che afferma Paolo nell'inno alla carità (cfr. 1Cor 13,1‐13), perché la carità è l'Amore del Padre e del Figlio.
"Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (v. 7). E' misericordia che non tiene conto del male ricevuto, non cerca il suo interesse perché cerca sempre e solo il bene dell'altro. E poi copre giustificando come fa una mamma con le mancanze dei figli, non si adira e non si offende perché la maggiore offesa sarebbe l'infelicità di chi ama.
La carità è fonte di riconciliazione e questa "moltitudine di peccati" diventano un ricordo lontano e passato davanti alla gioia della ritrovata grazia e della relazione risanata con i fratelli.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Salmo 96 (95),11-13
Commento del 31/12/2022
Vangelo di Mc 11,11-25
Commento del 28/05/2021

Chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio!
RispondiEliminaAnche oggi sarai con me,perchè a mia volta non ti lascio andare....
Grazie
"Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera".
RispondiEliminaLa preghiera ha un prima e un dopo.
Moderazione e sobrietà sono
l'ambiente giusto per coltivare l'amicizia e la familiarità con lo Spirito del Signore.
Superficialità, improvvisazione, rendono la preghiera difficilmente vivibile con autenticità.
Grazie a Pietro per il consiglio semplice e realistico.