Vangelo del 17 ottobre 2026
Il Figlio dell’uomo lo riconoscerà
Lc 12,8-12
"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire»".
Parole forti di Gesù ai suoi. Parole che vogliono farci cogliere la distanza tra la nostra mentalità e quella del Vangelo.
Il Vangelo non ci ha nascosto niente sul peccato degli apostoli, sull'incomprensione, sull'inciampo che la croce è stata per loro.
Con quale cuore i discepoli avranno ricordato e ripensato a queste Parole che Luca ci tramanda dopo il rinnegamento e la fuga dal Calvario? Sembrano parole che ripudiano da un'amicizia solida coloro che rinnegano, coloro che bestemmiano. Ma evidentemente non è così, visto che nessuno dei discepoli è stato abbandonato alla disperazione dopo la Passione e morte di Gesù, nessuno è stato dichiarato decaduto da una missione che il Figlio aveva dato nella fedeltà alla sua Parola. Alla luce di questo perdono mai revocato va letta questa pagina di Luca che altrimenti condannerebbe ognuno di noi.
"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli".
Incessante è l'insegnamento del Maestro davanti ai discepoli eppure il Vangelo registra una difficoltà continua a penetrare il vero senso della Buona Notizia.
Questo non com-prendere in noi il mistero del Cristo non è un semplice errore, l'incomprensione non è l'inciampo di un momento. E' importante soffermarsi su questo, perché tanti problemi nella nostra fede vengono proprio dal senso di colpa che ci porta il non capire Gesù. Ci sconcerta il fatto che accogliamo con gioia la sua misericordia ma poi ci rabbuiamo davanti a pagine così che sembrerebbero condannarci inesorabilmente.
In effetti l'essere "Sciocchi e tardi di cuore nel credere" (Lc 24,25) fa parte di noi, di tutti. Bisogna ammettere questa distanza con la Parola, accoglierla, perché è parte integrante della fede.
"Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio".
Con altre parole, non meno drammatiche, il Vangelo di Marco ci parla di vergogna davanti alla Parola che spesso non riusciamo a comprendere:
"Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi" (Mc 8,38).
La vergogna porta a nascondere, a falsificare, come l'ha provata Adamo, la verità che è rivoltante, che non riesce ad entrare in noi e ci da coprire, nascondere. Nel suo giorno di gloria sarà la menzogna ad essere vanificata, nascosta affinché non arrivi davanti a Dio. È un'azione salvifica che non rigetta colui che non ha capito l'annuncio e il Figlio.
Svergognare la menzogna è un atto che solo lui può fare e che farà per liberarci definitivamente dagli idoli mortali.
La Parola del Vangelo ci mette sempre a disagio: troppo distante dalla nostra mentalità, troppo profonda per le nostre piccole aspettative quotidiane. Gli annunciatori, i missionari, facilmente si sentono fuori luogo nel portare il Vangelo ai fratelli. Si prova disagio, vergogna, imbarazzo, per una verità così diversa dal pensiero dominante.
Eppure riconoscere questa distanza tra la Parola e le nostre parole, tra la volontà di Dio e i nostri desideri, è la bellezza del Vangelo che ci disarma e ci attrae. Trovare il coraggio di annunciare ciò che sembra perdente e folle, è la strada del Maestro. Riconoscere che il Vangelo ci supererà sempre, è tornare ad essere discepoli e non proprietari della Parola. È rispecchiarsi in un annuncio che porta la nostra vita al centro, al Padre.
Eppure riconoscere questa distanza tra la Parola e le nostre parole, tra la volontà di Dio e i nostri desideri, è la bellezza del Vangelo che ci disarma e ci attrae. Trovare il coraggio di annunciare ciò che sembra perdente e folle, è la strada del Maestro. Riconoscere che il Vangelo ci supererà sempre, è tornare ad essere discepoli e non proprietari della Parola. È rispecchiarsi in un annuncio che porta la nostra vita al centro, al Padre.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Ef 1,15-23
Commento del 19/10/2024
Salmo 8,7-10
Commento del 04/04/2023
Vangelo di Lc 12,8-12
Commento del 21/10/2023

"Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire»".
RispondiEliminaPoggiare la propria fede, non sulle proprie capacità (anche se sono sempre un dono di Dio e strumenti validi per l'annuncio), ma lasciare che sia lo Spirito a guidarci, è libertà, è riposo il lasciarsi andare fiduciosi nelle mani di Dio che ha posto il suo Spirito, la sua Essenza in noi.
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RispondiEliminaRiconoscimi TU sempre!
RispondiEliminaIo sono spesso Pilato.
Perdonami