Prima lettura del 16 febbraio 2026

La domandi a Dio
Gc 1,1-11

"Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella diaspora, salute.

Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.

Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni.

Il fratello di umile condizione sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l’erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco nelle sue imprese appassirà".


La lettera di Giacomo è in realtà un'omelia con preziose esortazioni per la concreta vita cristiana di ogni giorno. Sono parole indirizzate ad una comunità affaticata, confusa in mezzo ad una società lontana dal Vangelo, fedeli che si sentono soli, abbandonati. 
È il tempo della diaspora, della disperazione, con il rischio della persecuzione all'orizzonte. È un tempo di prova per la fede, della vittoria che è di Cristo ma che passa inevitabilmente dalla croce. 
Nella vita di Gesù e nella sua risurrezione va ricercata la radice della speranza che non bisogna mai smettere di alimentare. 

"Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data".

I tempi difficili tirano in ballo il discernimento e il bisogno di sapienza, cioè la capacità di leggere i fatti e la storia dal punto di vista di Dio, si fa sempre più urgente. È un dono da chiedere, come l'hanno chiesta Davide, Salomone e gli antichi saggi di Israele.

Giacomo sa che Dio la elargisce a tutti senza condizioni, senza pretendere nulla in cambio. Il momento della prova è quello più indicato per invocarla e per accoglierla così come il Padre la dona.


"La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento".

È importante che la fede sia salda e serena, senza tentennamenti, libera dall'ansia, fiduciosa nell'agire provvidente del Signore nelle nostre vite. Chi si fida riceverà tutti i doni in abbondanza perché ne diventa consapevole, perché legge la sua storia come dono e non come autodeterminazione.

Chi è indeciso, dubita e tentenna, non si sente figlio, non si affida e fa un cammino tortuoso e difficile prima di arrendersi nelle braccia provvidenti del Signore.


"Il fratello di umile condizione sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà".

Ora Giacomo passa a parlare delle diseguaglianze sociali che si vedono nella comunità. Sembra di sentire ancora l'eco del cantico di Maria, testimone nella sua vita di quanto i poveri siano innalzati e i ricchi abbassati.

La lettera invita ad assecondare questo movimento della provvidenza, affinché nella comunità dei discepoli di Gesù i più poveri trovino nuova dignità e i ricchi si lascino abbassare, liberare da ciò che li separa dalla comunione. Infatti la ricchezza non è per l'eternità e "come fiore d’erba passerà".


"Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni". 

La fede poggia sulla roccia del Dio fedele. Per i cristiani è ancora più chiaro che il fondamento della propria vita e della chiesa sia solo il Cristo, nel quale si realizzano tutte le promesse del Padre diventando carne nostra. 
L'indecisione, il lasciarsi trasportare di qua e di là come canne al vento, è un brutto segno, sintomo di poca fede e scarsa fiducia in Dio. 
Chiedere dubitando è avere davanti il volto di un dio capriccioso, che dona i suoi tesori secondo criteri inventati, noti solo ai pagani.
Giacomo richiama i suoi alla conoscenza del vero volto di Dio; la sua fedeltà ci fa certi nello sperare, la sua misericordia ci spinge ad osare e a chiedere la sapienza, dono meraviglioso e preparato ogni giorno che ci rivela di essere figli amati. 

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:

Prima lettura di Gc 1,1-11 

Commento del 17/02/2020


Salmo 119 (118),75-76 

Commento del 12/02/2024


Vangelo di Mc 8,11-13 

Commento del 13/02/2023


Commenti

  1. "Come fiore d’erba passerà".
    È la sorte di ogni realtà
    che vive in questo mondo.
    È la mia sorte.
    Ma questo fiore è amato e benedetto dal Signore,
    che non m permetterà che si perda.
    Benedizione e fragilità,
    precarietà e chiamata all'eternità,
    piccolezza e immensità,
    morte e vita,
    questo è il dono ricevuto.
    Questo è il dono
    che il Signore custodisce.

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  2. Dona a tutti con semplicità e senza condizioni!
    E' il messaggio che volevo ri...sentire stamattina
    Il lunedi,parte........
    Tu sei con me,il lunedi e sempre!Senza pretendere..........
    Grazie

    RispondiElimina
  3. Signore
    la Tua Misericordia,
    il Tuo Perdono
    aprono i nostri cuori
    alla consapevolezza
    di essere
    figli amati
    Ti benedico
    Ti benedico

    RispondiElimina

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