Prima lettura del 21 febbraio 2026
Is 58,9b-14
"Così dice il Signore:
«Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio.
Ti guiderà sempre il Signore,
ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente
le cui acque non inaridiscono.
La tua gente riedificherà le rovine antiche,
ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni.
Ti chiameranno riparatore di brecce,
e restauratore di strade perché siano popolate.
Se tratterrai il piede dal violare il sabato,
dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro,
se chiamerai il sabato delizia
e venerabile il giorno sacro al Signore,
se lo onorerai evitando di metterti in cammino,
di sbrigare affari e di contrattare,
allora troverai la delizia nel Signore.
Io ti farò montare sulle alture della terra,
ti farò gustare l’eredità di Giacobbe, tuo padre,
perché la bocca del Signore ha parlato»"
Il nostro cuore esce dalle tenebre quando si rende conto che l'egoismo lo raggela a, la solitudine lo fa morire.
Rivolgersi al Signore e ai fratelli è la strada per la luce, la sapienza del profeta Isaia che ci apre gli occhi su una cosa fondamentale della nostra vita: la sacralità e preziosità delle nostre relazioni.
Il bene illumina, grida Isaia, perché il bene porta fori dall'egoismo.
Il profeta spera in un mondo dove fede e opere avranno come unica direzione il bene e la pace. E ci contagia questo sogno!
"La tua gente riedificherà le rovine antiche,
ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni".
È una vera resurrezione sociale! In mezzo a tante rovine amare, servire è la via dei ricostruttori, dei pazzi del Vangelo che vedono bene dove altri vedono muri insormontabili e odio.
Quanto bisogno ne abbiamo oggi in cui i beni non ci mancano ma manca la fiducia negli altri, la speranza per un futuro finalmente libero da virus di isolamento e diffidenza!
Il mondo è ammalato, è vero, di un male che sembra prevalere e Dio sembra vinto, sconfitto. Ma le tenebre non hanno vinto sul Cristo e non vinceranno su noi e sull'umanità intera!
Il bisogno di stringere le mani di chi conosciamo, di salutare col corpo, esprimendo la felicità dell'incontro, è ricostruire legami ancestrali, fondanti, necessari.
"Ti chiameranno riparatore di brecce,
e restauratore di strade perché siano popolate".
I gesti di compassione e carità riedificano e riparano, affinché per tutti possa ritornare la speranza e la vita in pienezza.
Le brecce degli ordigni deflagrati nelle mura di cinta delle città assediate, diventano immagini delle bombe esplose nel nostro cuore che si sente ormai violentato e in balia di nemici troppo grandi.
Portare parole curative, cerotti di compassione, fasciature di speranze, è il dono grande che il Signore rende possibile negli operatori di giustizia e di pace.
Che felicità è trovare riparatori di brecce, quanto bene per la nostra vita sapere che il cammino verso il Padre è possibile perché c'è chi ripara le buche profonde che ci fanno inciampare!
L'appassionato dell'impossibile per noi, il Curatore delle nostre malattie incurabili, il costruttore che sana i nostri tentativi inutili di mettere pietra su pietra, porterà a termine il suo progetto. Egli farà di noi riparatori di brecce, costruttori di pace, figli misericordiosi come lui!
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Is 58,9b-14
Salmo 86 (85),5-6
Vangelo di Lc 5,27-32
Commento del 08/03/2025
"Ti chiameranno riparatore
RispondiEliminadi brecce".
Riparare, ricostruire, curare:
è il lavoro di ogni profeta,
di ogni missionario,
di ogni credente.
È un lavoro che nasce
dalla fiducia, dall'amore, dalla fede.
È tempo per tutti di meritare
questo nome.
Puntare il dito
RispondiEliminaParlare empio..
Donami qualità nel rapportarmi all'altro
Il TUO occhio che vede oltre
Amen