Prima lettura del 27 luglio 2026

Altrimenti cancellami
Es 32,15-24.30-34

"In quei giorni, Mosè si voltò e scese dal monte con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole.
Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a Mosè: «C’è rumore di battaglia nell’accampamento». Ma rispose Mosè:
«Non è il grido di chi canta: “Vittoria!”.
Non è il grido di chi canta: “Disfatta!”.
Il grido di chi canta a due cori io sento».
Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora l’ira di Mosè si accese: egli scagliò dalle mani le tavole, spezzandole ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece bere agli Israeliti.
Mosè disse ad Aronne: «Che cosa ti ha fatto questo popolo, perché tu l’abbia gravato di un peccato così grande?». Aronne rispose: «Non si accenda l’ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è incline al male. Mi dissero: “Fa’ per noi un dio che cammini alla nostra testa, perché a Mosè, quell’uomo che ci ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto”. Allora io dissi: “Chi ha dell’oro? Toglietevelo!”. Essi me lo hanno dato; io l’ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello».
Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa».
Mosè ritornò dal Signore e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!».
Il Signore disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco, il mio angelo ti precederà; nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato»".

Il vitello d'oro è oramai per noi un simbolo di idolatria. La Scrittura è ironica: mentre i popoli antichi adoravano il toro, simbolo di potenza, di forza e di fecondità, il popolo si rifugia in un vitello, una divinità tenerella, che va fatta crescere, allattata, di cui prendersi cura.
La paura gioca brutti scherzi e il popolo è terrorizzato in quanto non si hanno più notizie di Mosè salito sul Sinai. 
Grande è la delusione di Mosè al vedere la deriva dei suo proprio quando invece a lui il Signore si è rivelato in potenza con le tavole della legge!
Orribile è la sua reazione e segna forse il momento di massima crisi per il popolo e per lui, guida che non sa più come gestirlo.
È una pagina triste dell'esperienza dell'esodo verso la libertà, ma non ci viene taciuta. Anzi, rimane come memoria di ciò che la paura può generare in tutti.
Il Signore, nonostante ogni previsione, rimane fedele. Questo il segno: Mosè distrugge le tavole della legge appena ricevute e il Signore è già pronto a ricominciare, chiamandolo a scriverle di nuovo.
Dio è veramente instancabile nella sua misericordia!

"Mosè ritornò dal Signore e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro»".
Mosè si presenta al Signore in nome dell'intero popolo, come profeta, come guida, come colui che su incarico di Dio porta gli schiavi verso la libertà. Confessa il peccato, denuncia ciò che è evidentemente idolatria, non cerca attenuanti o scuse. 
È così necessario! Il peccato va riconosciuto e denunciato davanti al Signore perché lui ce ne liberi. Non ci sono vie umane, scorciatoie facili e bugiarde per godersi l'immeritato e gratuito perdono del Signore!

"Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!".
La preghiera di Mosè è veramente sorprendente! Quando ha scoperto l'idolatria del vitello d'oro come reazione aveva trucidato i capi della rivolta religiosa, aveva ucciso tante persone in mezzo al popolo. 
Ora invoca il perdono con fermezza, mettendosi anche lui tra le persone che hanno sbagliato.
Nel caso in cui il Signore non volesse perdonare, allora anche Mosè andrebbe cancellato dal libro dei giusti. Chiede un perdono totale per tutti compreso lui.
Mettersi dalla parte dei peccatori davanti a Dio è messianico! Mosè diventa più di un pastore o di un condottiero. La necessità della misericordia lo trasforma in mediatore tra Dio e il suo popolo e osa quello che nessuno avrebbe mai chiesto.
È la conversione del suo cuore che arriva dopo l'ira, la delusione, il giudizio implacabile. Una cosa adesso è chiara per Mosè: "Dio è più grande del nostro peccato" (Papà Francesco).
A lui si può chiedere che ci superi, che ci sorprenda, che ci spiazzi con la sua misericordia.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:

Prima lettura di Es 32,15-24.30-34
Commento del 31/07/2023

Salmo da Dt 32,18-21
Commento del 27/07/2020

Vangelo di Mt 13,31-35
Commento del 28/07/2025

Commenti

  1. Si sono fatti un dio d’oro.
    si
    distogli la mia dedizione ad ALTRO al di fuori di TE!
    amen

    RispondiElimina
  2. "Si sono fatti un dio d’oro".
    Non è il mio Dio.
    Non me lo potrei permettere.
    L'oro non è alla mia portata.
    Il mio Dio si è fatto carne.
    Si è fatto lui alla mia portata.

    RispondiElimina

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