Prima lettura del 29 marzo 2026 - Domenica delle Palme

Una lingua da discepolo 
Is 50,4-7

"Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso". 

Nella fatica, nel dolore, nell'esilio, alle soglie della morte, il Signore non dimentica nessuno e per tutti ha una parola di salvezza e di speranza. Il profeta Isaia parla al cuore di ogni sfiduciato e annuncia la fedeltà di Dio alla sua promessa di liberazione.
Il profeta diventa un amplificatore di consolazione: accoglie nel suo orecchio la Parola, passa nel suo cuore, arriva alla sua bocca diventando annuncio che conforta e dona nuova energia per il cammino a chi l'ascolta. 
Questo perché la fatica e la sofferenza del profeta sono le stesse che affliggono l'intera umanità. Una via d'uscita è viverle nella fede e nella fiducia in un Dio Padre, che si fa amico del cammino e Salvatore. 
Così una Parola di vita rivolta ad uno sfiduciato diventa una musica nuova che si espande per ogni sofferente e bisognoso, dona cura e sostegno per chiunque si sintonizzi su di essa. Il lavoro del profeta Isaia è quello di ogni voce profetica, al servizio della vita libera e piena di ogni uomo e donna in questo mondo. 

"Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato".
Un misterioso personaggio è chiamato e inviato ad andare verso un popolo di sfiduciati che fatica a credete alle promesse di salvezza del Signore. Il lungo esilio babilonese, l'oppressione e la mancanza di libertà degli schiavi vanno evangelizzate, cioè fecondate dalla Parola di Dio che porta una ventata di nuovo significato ad eventi che sembrerebbero irrimediabilmente tragici.
"Una lingua da discepolo", dice Isaia per indicare che mai la parola profetica fa ergere a propinatori di proprie verità, a maestri illuminati che conducono da leader i fratelli. E' l'essere discepolo, cioè raggiunto in prima istanza ed evangelizzato dal Verbo di Dio, a poter parlare con benevolenza e considerazione a chi attraversa lo stesso incubo di incertezza e paura.

"Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli".
Non è un lavoro fatto una volta per tutte. Ogni giorno c'è bisogno della Parola di salvezza, quel "pane quotidiano" (cfr. Mt 6,11) che ogni giorno nutre con la consolazione e porta nuova forza.
Il profeta è prima di tutto discepolo e ogni giorno ascolta per poter annunciare le Parole che il Dio Amore rivolge all'umanità.
Un orecchio attento, un continuo ascolto è quello che ci insegna oggi Isaia, mettendoci nel giusto posto, quello di discepoli che hanno trovato il Maestro della loro via e lo seguono passo dopo passo.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:

Prima lettura di Is 50,4-9 
Commento del 05/04/2023

Salmo 22 (21),23-24 
Commento del 13/04/2025

Seconda lettura Fil 2,6-11 
Commento del 14/09/2025

Vangelo di Mt 26,14-25 
Commento del 16/04/2025

Commenti

  1. "Una lingua da discepolo".
    Il discepolo parla
    perché ha ascoltato.
    Mi ha aperto l'orecchio.
    Ha reso il mio cuore accogliente.
    La mia bocca racconta
    le meraviglie del Signore.
    C'è beatitudine per un discepolo.

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  2. Ascolto
    Ancora ascolta mi si continua a proporre stamattina.
    Ascolta chi non ti delude,mai!
    Grazie papà

    RispondiElimina

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