Prima lettura del 26 giugno 2026
"Nell'anno nono del regno di Sedecìa, nel decimo mese, il dieci del mese, Nabucodònosor, re di Babilonia, con tutto il suo esercito arrivò a Gerusalemme, si accampò contro di essa e vi costruirono intorno opere d'assedio. La città rimase assediata fino all'undicesimo anno del re Sedecìa. Al quarto mese, il nove del mese, quando la fame dominava la città e non c'era più pane per il popolo della terra, fu aperta una breccia nella città. Allora tutti i soldati fuggirono di notte per la via della porta tra le due mura, presso il giardino del re, e, mentre i Caldèi erano intorno alla città, presero la via dell'Aràba. I soldati dei Caldèi inseguirono il re e lo raggiunsero nelle steppe di Gerico, mentre tutto il suo esercito si disperse, allontanandosi da lui. Presero il re e lo condussero dal re di Babilonia a Ribla; si pronunciò la sentenza su di lui. I figli di Sedecìa furono ammazzati davanti ai suoi occhi; Nabucodònosor fece cavare gli occhi a Sedecìa, lo fece mettere in catene e lo condusse a Babilonia. Il settimo giorno del quinto mese - era l'anno diciannovesimo del re Nabucodònosor, re di Babilonia - Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l'esercito dei Caldèi, che era con il capo delle guardie, demolì le mura intorno a Gerusalemme. Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine. Il capo delle guardie lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come agricoltori".
La Bibbia racconta la storia della salvezza, ma pagine come questa ci interrogano per quali vie passi la salvezza: nella vicenda d'amore, che in ogni caso non si interrompe, scopriamo che tutto resta nelle mani del Dio vivente.
Nella Gerusalemme depredata di beni e delle persone più eminenti e forti portati in schiavitù, rimangono solo i più poveri e fragili.
L'infedeltà dell'intero popolo, l'illusione di potenza di un re, la follia di credersi superiori agli altri, ha portato alla conseguenza disastrosa che questa pagina ci racconta.
Rimane il Signore a tenere accesa una fiammella, perché si prenderà cura del piccolo resto rimasto in patria e invierà i profeti per sostenere il popolo in esilio. La speranza può essere fondata solo sulla fedeltà di Dio al suo popolo.
Due anni sotto assedio sono un vero inferno, con l'embargo su tutto, con le scorte che si assottigliano sempre più fino all'esaurimento, con morti per le continue epidemie dovute alla situazione di emergenza.
Nabucodònosor è un despota che oggi possiamo individuare in altri nomi, ma sono sempre coloro che mettono in croce intere popolazione per il solito motivo: la grandezza, il potere, il dominio.
La Scrittura è coraggiosa a raccontare anche questa storia fatta di desolazione e dolore in cui Dio non smette di essere presente. In tempi così la fede vive una grande crisi.
Il lungo assedio ha raggiunto il suo scopo: la città non ha più chi la difenda e i nemici hanno la meglio.
La fame è un'arma da guerra come i cannoni e gli aerei; ne sappiamo qualcosa nelle frontiere chiuse dal nuovo Israele per affamare i palestinesi!
Da sempre i potenti affamano intere popolazioni, facendo una guerra silenziosa ma micidiale, una vera tortura che si consuma giorno dopo giorno.
Ogni tipo di guerra è da ripudiare, ma quella che usa l'arma della fame è la più mortifera, la più capillare, la più orrenda perché muoiono civili inermi e per primi i bambini.
Ma la Scrittura vede profeticamente oltre: nessuna catastrofe umana sarà mai la fine. La fiducia in Dio Padre è la forza che ci spinge verso il superamento del momento presente, a sperare, a lavorare per la pace!
E' sempre urgente e necessario non arrendersi alle politiche egemoniche; sembrano prevalere ma la loro via andrà in rovina (cfr. Sal 1).
La fame dei deboli, le guerre per arricchire pochi assassini, gli embarghi orchestrati per appropriarsi di grosse risorse economiche gridano agli occhi di Dio tutta la loro assurda e mortale strategia e gridano anche nei nostri cuori che non si devono arrendere nel cercare di fermarne i meccanismi e di instaurare una vera fratellanza con tutti i popoli.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Salmo 137 (136),1-3
Commento del 01/10/2025
Vangelo nella versione di Mc 1,40-45
Commento del 16/01/2025

Il capo delle guardie lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come agricoltori.
RispondiEliminaDopo ogni distruzione,QUALCOSA..,rimane!
C'è traccia e sarà lievito per il dopo.
Si.
Donami la grazia di essere lievito,per TE!
Amen
"la fame dominava la città e non c'era più pane per il popolo della terra".
RispondiEliminaC'è una fama per cui non basta nessun pane, se non il pane disceso dal Cielo.
Solo il Pane di Dio sfama veramente, è vero cibo.
Dacci sempre questo Pane, Signore.