Prima lettura del 4 giugno 2026
2Tm 2,8-15
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio Vangelo,
per il quale soffro
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.
Paolo esorta il suo discepolo Timoteo, e insieme con lui tutti noi, a perseverare nella fede. L'apostolo, sofferente e in prigione, continua ad evangelizzare e a prendersi cura del cammino spirituale degli altri fratelli.
La memoria viva del Signore morto e risorto è ispirazione per la sua preghiera e per la sua missione. Egli mostra come teologia e vita vadano di pari passo quando una fede viva le contiene e lei alimenta entrambe.
Esorta Timoteo a fare il suo servizio con impegno e fiducia, facendosi forza con la Parola di Dio, senza vergognarsi o sentirsi inadeguato. L'umiltà aiuta ma non l'incertezza e la poca fiducia.
Paolo ora riassume in un condensato il cuore dell'annuncio cristiano. Vuole quasi lasciare una formula, facile da memorizzare, perché la fede se ne nutra nel cuore di Timoteo, da ripetere come un mantra, come una roccia a cui aggrapparsi nei momenti di incertezza.
Non è questo che cerca sempre il nostro cuore? Parole degne di fede, che non tradiscono, che portano la nostra vita a quel bene che desideriamo da sempre! Paolo le ha trovate e le lascia in dono ai suoi amici.
Il battesimo è in effetti immersione di tutto noi stessi nella vita e morte di Gesù. Questo ci rende partecipi del suo destino di Figlio del Padre.
Non ci è impedito il passaggio nella morte, anche perché è Gesù stesso che l'ha passato come noi.
Ma "con lui vivremo"! Questa certezza getta nuova luce su quello che temiamo di più. La sua vita è la nostra e ne diventiamo capaci perché è lui che non ci abbandona nella morte.
"Se perseveriamo, con lui anche regneremo".
"Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l'ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno" (Lc 22,28-30).
Camminare dietro a Gesù nello Spirito è andare in questa direzione, essere partecipi sino in fondo del suo amore per noi. Non è facile il procedere, ci sembra impossibile rimanere fedeli, eppure perseverare si può con il suo aiuto.
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso".
L'amore fedele del Signore non è scalfito da niente, tanto meno dalla nostra infedeltà. Pietro che rinnega Gesù e da lui non è rinnegato ma cercato e raccolto come discepolo mi sembra il migliore commento a questa frase un po' oscura di Paolo.
Certamente vuole indicare le conseguenze drammatiche del nostro rinnegamento.
Ciò che è rinnegato in lui è il nostro peccato, quello sì, allontanato da noi come l'est dall'ovest:
"come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da noi le nostre colpe" (Sal 103,12).
"Non può rinnegare se stesso": quanta consolazione in questa Buona Notizia di Paolo! Egli vede il legame che ci unisce al Signore come quello sponsale. Lega più lui a noi, vista la verità delle sue promesse.
Il Signore è fedele a sé stesso ed è fedele per sempre a noi: questa la fonte della nostra salvezza!
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di 2Tm 2,8-15
Commento del 06/06/2024
Salmo 25 (24),4-5
Commento del 01/12/2024
Vangelo di Mc 12,28-34
Commento del 03/11/2024

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