Prima lettura di domenica 21 giugno 2026
Sentivo la calunnia
Ger 20,10-13
«Terrore all’intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori".
Come ogni profeta, anche Geremia vive in modo drammatico la sua missione. Si sente tradito dai suoi stessi fratelli, ormai chiusi alla Parola di Dio che lui ha il compito di annunciare; nello stesso tempo manifesta grande fiducia nel Signore, certo che sarà il suo liberatore.
Una grande angoscia attanaglia il cuore del profeta al rumoreggiare minaccioso dei suoi oppositori, e lo credo bene pensando a quanto pesi anche solo un giudizio ricevuto con astio e spirito di vendetta!
Ma nella preghiera Geremia si affida e, lentamente, il suo cuore diventa sempre più fiducioso, abbandonandosi alla volontà di colui che lo ha infervorato di amore per un popolo difficile da convertire.
Le pagine che ci trasmettono la spiritualità di Geremia sono tra le più toccanti della Scrittura. Egli vive in maniera appassionata questa relazione col Dio vivente, arrivando a dire:
"Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto violenza e hai prevalso" (Ger 20,7).
Il profeta non è un semplice impiegato delle comunicazioni divine. È un credente preso da due amori, quello per il suo Dio e quello per il suo popolo.
"Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo»".
Non sempre ciò che il profeta dice è gradito ai suoi ascoltatori, specialmente quando ci sono in ballo interessi politici e militari.
Geremia parla con schiettezza, annuncia la Parola che ascolta, ma è un parlare a orecchie chiuse da altri dei, da meccanismi bellicosi che stanno attirando il popolo nella distruzione.
La sua Parola è dura e sente crescere intorno a sé come una tempesta di dissenso che sfocia in minaccia per la sua vita.
Venire a conoscenza delle congiure non lo fa indietreggiare; sa che la sua missione è rimanere fermo sino alla fine per testimoniare la fedeltà di Dio nonostante il popolo sia ribelle.
"Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta".
Sentimento terribile quello di chi gioisce della rovina di un altra persona, ma se viene da un nemico, pazienza, lo si aspetta! Il dramma per Geremia è scoprire che proprio gli amici sono i primi a godere della sua disfatta.
Quelli che prima lo applaudivano, ora non vedono l'ora di venderlo sconfitto. È un versetto che rivela la grande solitudine del profeta a causa della sua missione. Si deve guardare dai nemici, ma ancora di più da coloro che riteneva più vicini alla sua visione della vita, alleati con lui e solidali nella difesa della fede.
"Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta»".
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta»".
Solo con l'inganno si può fermare un credente sincero mosso da una grande passione per il suo Dio e per il popolo a cui è inviato. Ma la storia di Geremia è emblematica per la forza che il profeta attinge direttamente da Dio, mentre tutto intorno cresce l'odio e il desiderio di vederlo morto.
L'inganno per la Scrittura è idolatria; Geremia ascolta il Dio vivente, aderisce a lui, non vacillerà e non cadrà vittima dei vendicatori.
La sua vita è un vero miracolo di sopportazione e di fermezza. Pur se la tempesta ruggisce alle orecchie di Geremia, la consolazione del Padre arriva come un'onda benefica nel suo cuore e raggiunge anche noi. Nulla può fermare la volontà del Padre di salvare i suoi figli, neanche il peccato e la ribellione.
L'inganno per la Scrittura è idolatria; Geremia ascolta il Dio vivente, aderisce a lui, non vacillerà e non cadrà vittima dei vendicatori.
La sua vita è un vero miracolo di sopportazione e di fermezza. Pur se la tempesta ruggisce alle orecchie di Geremia, la consolazione del Padre arriva come un'onda benefica nel suo cuore e raggiunge anche noi. Nulla può fermare la volontà del Padre di salvare i suoi figli, neanche il peccato e la ribellione.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Ger 20,10-13
Commento del 08/04/2022
Salmo 69 (68),8-10
Commento del 01/04/2026
Seconda lettura di Rm 5,12-15
Commento del 25/06/2023
Vangelo di Mt 10,24-33
Commento del 12/07/2025

Forse si lascerà trarre in inganno!
RispondiEliminadonami la TUA rettitudine,la TUA unicità e verità nel rapportarmi all'ALTRO
Essere fermo ,convinto...soprattutto desiderio nello starti a fianco,nella TUA logica di dono.
Amen
"Tutti i miei amici aspettavano
RispondiEliminala mia caduta".
Tristezza di un paradosso
che non finirà mai di far male.
È la negazione dell'amicizia.
Il suo opposto.
Liberaci Signore da un dolore
così grande.
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
RispondiElimina"per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;"
Sono parole che appartengono a chi sa vedere oltre, che profetizza la caduta di ogni male e la vittoria di Dio, Signore sopra ogni potenza, perché è Amore e misericordia