Prima lettura del 27 giugno 2026
"Il Signore ha distrutto senza pietà
tutti i pascoli di Giacobbe; ha abbattuto nella sua ira fortezze della figlia di Giuda, ha prostrato a terra, ha profanato il suo regno e i suoi capi. Siedono a terra in silenzio gli anziani della figlia di Sion, hanno cosparso di cenere il capo,
si sono cinti di sacco;
curvano a terra il capo
le vergini di Gerusalemme.
Si sono consunti per le lacrime i miei occhi,
le mie viscere sono sconvolte;
si riversa per terra la mia bile
per la rovina della figlia del mio popolo,
mentre viene meno il bambino e il lattante
nelle piazze della città.
Alle loro madri dicevano:
«Dove sono il grano e il vino?».
Intanto venivano meno come feriti
nelle piazze della città;
esalavano il loro respiro
in grembo alle loro madri.
A che cosa ti assimilerò?
A che cosa ti paragonerò, figlia di Gerusalemme?
A che cosa ti eguaglierò per consolarti,
vergine figlia di Sion?
Poiché è grande come il mare la tua rovina:
chi potrà guarirti?
I tuoi profeti hanno avuto per te visioni
di cose vane e insulse,
non hanno svelato la tua colpa
per cambiare la tua sorte;
ma ti hanno vaticinato lusinghe,
vanità e illusioni.
Grida dal tuo cuore al Signore,
gemi, figlia di Sion;
fa' scorrere come torrente le tue lacrime,
giorno e notte!
Non darti pace,
non abbia tregua la pupilla del tuo occhio!
Àlzati, grida nella notte,
quando cominciano i turni di sentinella,
effondi come acqua il tuo cuore,
davanti al volto del Signore;
alza verso di lui le mani
per la vita dei tuoi bambini,
che muoiono di fame
all'angolo di ogni strada".
Il Libro delle Lamentazioni è scritto dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi nel 586 a.C. Un profeta piange su Gerusalemme distrutta, sul popolo deportato, sul resto che rimane nell'umiliazione.
Il tono è quello del lutto. Seduti e prostrati a terra, cosparsi di cenere: è il punto più basso della grandezza d'Israele che dice sconfitta e perdita di tutto.
È un grido di grande sofferenza, ma comunque fiducioso. Pur vivendo una tragedia, il Signore rimane una speranza, uno spiraglio nella notte dal quale si potrà ricominciare. La certezza è che l'aiuto ancora una volta non mancherà. Il ricordo dei falsi profeti, che hanno inculcato false speranze diventa condanna e disprezzo. L'invito finale è ad una preghiera di tutti, ricordando i bambini che sono tra il popolo, seme di vita che non si interrompe.
"Il Signore ha distrutto senza pietà
tutti i pascoli di Giacobbe;
ha abbattuto nella sua ira
fortezze della figlia di Giuda".
È un linguaggio che ci fa impressione quello di colui che abbatte le fortezze umane, perché alimenta la nostra paura del divino! Ma quanta fiducia mettiamo nelle nostre forze e nel nostro potere! Benedetto e Salvatore è colui che "ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili" (Lc 1,52).
La Scrittura non teme di dire che tutto viene da Dio, il bene e i guai, perché è meglio essere in ogni caso nella mani di Dio che in quelle degli uomini (cfr. 2Sam 24,14).
L'uomo biblico sa per esperienza che se i problemi vengono dal Signore sono percorsi educativi, correttivi di una via mortale che si stava percorrendo anche inconsapevolmente. Se ci pensa lui, ci verrà dalla sua sapienza la soluzione e la salvezza. D'altronde non esiste potere superiore al suo.
"Ha prostrato a terra, ha profanato
il suo regno e i suoi capi.
Siedono a terra in silenzio
gli anziani della figlia di Sion".
I profeti, ricordando il tempo dell'esilio babilonese con la schiavitù e la distruzione di Gerusalemme, riconosceranno che per la sua infedeltà il popolo si è cacciato in tanti guai, perdendo ogni grandezza precedente e la sua libertà.
Interessante notare come la preghiera definisca come "suo regno" non solo la terra della promessa, ma lo stesso popolo.
Duramente provato e sconfitto, non perde l'identità di gregge scelto, di sposa amata a cui è destinata l'eredità divina. Nonostante l'idolatria, il Signore rimane fedele per sempre.
Quanta consolazione in un libro che sembrerebbe pieno solo di lamenti funebri e invece esalta la bontà di Dio!
La preghiera è questo passaggio catartico; parte riconoscendo il proprio male e finalmente trova, nella misericordia del Padre, la via per risollevarsi e tornare a vedere la luce.
il suo regno e i suoi capi.
Siedono a terra in silenzio
gli anziani della figlia di Sion".
I profeti, ricordando il tempo dell'esilio babilonese con la schiavitù e la distruzione di Gerusalemme, riconosceranno che per la sua infedeltà il popolo si è cacciato in tanti guai, perdendo ogni grandezza precedente e la sua libertà.
Interessante notare come la preghiera definisca come "suo regno" non solo la terra della promessa, ma lo stesso popolo.
Duramente provato e sconfitto, non perde l'identità di gregge scelto, di sposa amata a cui è destinata l'eredità divina. Nonostante l'idolatria, il Signore rimane fedele per sempre.
Quanta consolazione in un libro che sembrerebbe pieno solo di lamenti funebri e invece esalta la bontà di Dio!
La preghiera è questo passaggio catartico; parte riconoscendo il proprio male e finalmente trova, nella misericordia del Padre, la via per risollevarsi e tornare a vedere la luce.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Vangelo di Mt 8,5-11
Commento del 02/12/2024

"Alzati, grida nella notte"
RispondiEliminaÈ il grido di chi sa che verrà ascoltato, è un'invocazione di aiuto a Colui che si abbassa per accogliere ed essere Luce nelle motti più buie della vita.
Grazie Signore, perché se grido nella notte, è perché sono certa che Tu ci sei.
Non darti pace,
RispondiEliminanon abbia tregua la pupilla del tuo occhio!
Fa scorrere le lacrime continuamente...
E' tutto incontrollabile,tutto spontaneo e liberatorio l'accadimento ...versare le lacrime--
E' fisiologico emetterle quando si vive un fatto angoscioso e Tu piangi comunque,con noi;sei dentro la ns.angoscia.
Grazie mio sostenitore,sempre!