Prima lettura del 30 luglio 2026
Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Forse non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele»".
La pazienza di un vassoio non si ferma finché il suo vaso non sia completato: è così che il Signore si mostra al profeta Geremia affinché annunci il suo amore fedele per un popolo che ha bisogno continuamente di essere perdonato e rimodellato dall'Amore.
Argilla accarezzata e plasmata da un abile vasaio è il popolo di Dio, l'intera umanità e ognuno di noi.
Agli occhi del profeta le mani che si prendono cura dell'argilla, non lasciando nessun particolare al caso e ci parlano della cura amorevole di Dio per noi.
La creta diventa simbolo di docilità perché la meta è l'opera d'arte di colui che la lavora.
Prima del vaso finito tanti passaggi e tanti rifacimenti, simbolo di crescita e cambiamento. Il Dio vasaio, instancabile e fedele, continua incessante la sua opera in noi; colui che ha creato cielo e terra, trae continuamente fuori le sue creature dalla distruzione e dall'informe (cfr. Gn 1,2).
"Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio".
Geremia è spinto ad osservare un artigiano nel suo lavoro. Tutta la sua alacrità diventa fonte di ispirazione per il profeta.
E' una parabola efficace quella che Geremia trasmette, ci fa aprire gli occhi su quello che quotidianamente succede nel mondo ma che sembra invisibile ai più.
Il vasaio non si ferma davanti all'imperfezione dell'opera, alle crepe, all'irregolarità delle forme, alle impurità della materia prima.
Modella e rimodella la creta con amorevole pazienza: è in effetti l'incessante opera del Creatore in tutto e molto di più nell'umanità, plasmata dalla terra come apice e bellezza compiuta (cfr. Gn 1,31).
La storia tra Dio e il suo popolo, tra Dio e noi, è un'incessante limatura, ricerca del bene e del bello, cura senza sosta come l'opera di un medico con i malati o di un vasaio con la sua argilla. Davanti ai guasti della nostra vita il Signore è sempre pronto a ricominciare perché niente e nessuno vada perduto.
Finché non prende la forma che il vasaio desidera, il lavoro continua. Anzi è proprio in questa continua attenzione che la creatura sboccia in tutte le sue caratteristiche vitali.
Siamo grati al Signore che non ci lascia in una crescita casuale, che non interrompe la sua presenza scrupolosa nei nostri giorni. Siamo certi che ciò che siamo è da lui amato, così come ci troviamo, perché siamo opera sua.
Ai nostri occhi sfiduciati potrebbe sembrare che tutto il mondo non valga niente, che è tutto sbagliato, tutto da distruggere. Ma se ai suoi occhi appare giusta la nostra esistenza, arrendiamoci a questo amore di Padre che ci guarda come figli belli e amati teneramente.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Ger 18,1-6
Commento del 30/07/2020
Salmo 146 (145),5-6
Commento del 28/07/2022
Vangelo di Mt 13,47-53
Commento del 01/08/2024

Ritrovava di nuovo e ne faceva un altro.
RispondiEliminaSi
Hai tanta,tanta pazienza con me
Grazie papà
"egli riprovava di nuovo
RispondiEliminae ne faceva un altro".
Nessun fallimento
ferma il Signore.
Nessuna imperfezione
lo scoraggia.
Fare e rifare di nuovo
è per lui fedeltà.
Il Signore è fedele
per sempre.
"Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele»".
RispondiEliminaSono tra le tue mani, Signore, che modellano la mia esistenza. Sono opera tua