Prima lettura di domenica 4 ottobre 2026

Essa ha prodotto acini acerbi 

Is 5,1-7


"Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi".

"Il mio cantico d’amore": con questo incipit, Isaia ci incanta facendoci ammirare un amore straordinario, esagerato, che ha pensato a tutto per dimostrarlo e per donarlo.

La pagina passa dalla bocca di Isaia a quella del Signore, in una compenetrazione che fa parlare il profeta con lo stesso sentimento che anima il cuore divino.

A tanto amore fa da risonanza la drammaticità del tradimento, dell'ingratitudine, dell'infecondità. E' il dramma della storia della salvezza che, in teoria, dovrebbe incontrare gratitudine e invece il peccato soffoca e deturpa una volontà d'amore immensa per la casa d'Israele, segno e seme di tutta l'umanità.

 

"Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?"
Domanda amara dell'Agricoltore che ha donato tutte le sue forze e le sue attensioni per proteggere ed edificare "la sua piantagione preferita".
La vigna è nella Scrittura simbolo del popolo liberato dall'oppressione egiziana e trapiantato in una terra fertile e preziosa. Il Signore aveva coltivato per anni una relazione unica e preziosa, accompagnando virgulti unici come i patriarchi, i profeti, il re Davide e tanti altri.
Non manca altro a questo popolo prediletto: la domanda è mossa dal desiderio di risvegliare i cuori sopiti e lontani dal Signore. O meglio, una cosa mancava: dare sé stesso nel Figlio!
La stessa immagine d'amore verrà ripresa da Gesù (cfr. Mt 21,33-43), segno drammatico ma anche pieno di speranza: nonostante l'idolatria e il tradimento di secoli, l'amore del Signore non è mai venuto meno! 

"Perché, mentre attendevo che producesse uva,

essa ha prodotto acini acerbi?"

Il raccolto deludente è frutto dell'aridità e della mancata risposta all'amore del vignaiolo!
E' drammatico fallire la propria missione, non riconoscere quanto la propria identità sia senza basi se non ci si àncora alla radice che porta la linfa alla nostra vita.
Gli "acini acerbi" sono immangiabili, da buttare via insieme ai tralci tagliati. Inutile aspettare che maturino. 
Alla piantagione di viti scelte e selezionate, segue l'evidenza dei frutti amari in piante non innestate, selvatiche.
Il cantico d'amore si trasforma in un lamento da innamorato tradito.
"Mentre attendevo": tanta era l'attesa per inebriarsi col vino delle nozze! Ma il Signore non piange su sé stesso ma sui propri figli che si ritrovano senza l'ebbrezza della festa, del vino buono che rimanda alle nozze col proprio Amato.
Cosa fare? Nel Signore è chiaro che la salvezza non potrà venire dal soppesare i frutti mancati e il peccato del popolo. La misericordia e il perdono saranno la risposta che il Figlio, davanti all'incapacità di riconoscere il Padre, porterà in ogni carne.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:


Prima lettura di Is 5,1-7 

Commento del 04/10/2020 


Salmo 80 (79),15-20 

Commento del 19/12/2021 


Seconda lettura di Fil 4,4-7 

Commento del 12/12/2021


Vangelo di Mt 21,33-43.45-46

Commento del 06/03/2026


Commenti

  1. Attendere
    Qualcosa,qualcuno.
    Attesa
    Ma è anche augurarsi che avvenga una determinata cosa.
    È piacevole l'attesa di qualcosa di bello....ma poi,può accadere che non si ha quello che si spera!
    Così io ....
    Cosa do ' di quanto atteso da TE,mio elargitore di beni?

    RispondiElimina
  2. "Il mio cantico d’amore".
    Dio è amore.
    Ogni sua Parola è parte di questo cantico.
    Ogni suo gesto, ogni sua opera, arricchisce questo cantico.
    Il suo cantico d'amore motiva il mio cammino, salva la mia vita.

    RispondiElimina

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