Prima lettura dell'8 giugno 2026

Non ci sarà né rugiada né pioggia 
1Re 17,1-6

"In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare».
Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente".

Nella storia d'amore tra Dio e il suo popolo sorge il profeta Elia, l'uomo del fuoco, appassionato difensore dell'unicità del suo Signore. Il suo nome Elia significa "Il mio Dio è Yahveh", e ci dice anche la sua vita spirituale e l'anima della turbolenta missione profetica. 
La Parola di Dio per lui è vita; obbedisce alla voce che lo invia con grande trasporto e fiducia. Il suo popolo è l'altra sua passione; subisce le angherie di una perfida regina pagando di persona pur di fare il bene dei suoi fratelli. 

"In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab".
Acab, malvagio sovrano del Nord di Israele, regnò dall'874 all'853 a.C..
E' tristemente ricordato per aver introdotto il culto pagano della donna straniera che aveva sposato, Gezabele. Il loro matrimonio portò uno sconvolgimento nel culto; si passa dal Dio vero che ha accompagnato il popolo fino a quel momento, al culto cananeo di Baal.
Contro i regnati e la loro terribile scelta si scaglia il profeta. 

"Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io".
Elia è consapevole di vivere sempre alla presenza del Signore e questo è il suo punto di forza. 
Una profezia diventa minaccia contro chi porta avanti divinità pagane. Il più grande peccato del popolo è cadere nell'idolatria. Questa infedeltà costa cara perché seguire gli idoli illude di potenza, allontana da vie a prima vista difficili ma vitali, fa dimenticare chi veramente è stabile e fedele nell'amore.
La profezia dice che ci sarà una siccità terribile che seminerà morte tra gli uomini e gli animali e finirà solo quando il Dio di Elia lo deciderà.
Saranno capaci gli dei falsi, creati dagli uomini, di portare la pioggia? Il re continuerà a fidarsi di idoli muti? 
Elia lancia la sfida e il racconto proseguirà facendoci partecipare ad un braccio di ferro fra il Dio liberatore, il vivente, e i fantasmi vani, frutto del delirio di onnipotenza del re e della consorte pagana. 
Colui che si affermerà come veritiero sarà solo il Dio di Elia, il Dio vivente. Egli ha potere sulla vita e sulla morte e anche se la siccità ci sembra una condanna, in effetti è il segno che accompagna la profezia per dimostrare che l'unico a cui affidarsi è il Dio d'Israele.
La pioggia tornerà con la disfatta dei falsi profeti; l'amore geloso di Dio per i suoi figli non permetterà che alcuno lo strappi dalle sue mani.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:


Prima lettura di 1Re 17,1-6

Commento del 08/06/2020


Salmo 121 (120),6-8

Commento del 19/10/2025


Vangelo di Mt 5,1-12a

Commento del 01/11/2025


Commenti

  1. Grazie per il Tuo continuo interessamento a me.
    Nessuno
    Mi strappa da TE.

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  2. "Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto".
    Dio è presenza.
    Mai assenza.
    Stare alla Presenza è vivere, gioire, sperare.
    È l'esperienza del profeta Elia.
    È l'esperienza cristiana.
    Stare alla presenza di Dio sempre, lui che è sempre presente nella mia vita.

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