Vangelo del 23 luglio 2026
"In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli»".
Una pagina del profeta Isaia, al capitolo 5, ispira a Gesù la bella immagine della vite e dei tralci. L'esegesi del Maestro ne fa il paradigma della relazione esistente con i suoi discepoli.
È un legame stretto quello della vite, legnosa, ancorata alla terra, solida, con i tralci, nuovi, fragili, protesi in cerca di un appiglio. Dice trasmissione di vita, possibilità di crescita, ancoraggio a ciò che eroga linfa per crescere.
E Gesù sottolinea che, restare in questa condizione, sia la prima cosa che il discepolo deve fare.
Il verbo rimanere è ripetuto da Giovanni, non a caso, sette volte nel brano. Ancorati a lui si può serenamente prendere il largo nella vita, avventurarsi verso ciò che ci è sconosciuto eppure vitale.
"Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi".
Le parole di Gesù ascoltate, fatte nostre, sono il modo concreto che abbiamo per rimanere in lui, attingere alla sua forza.
Se in Genesi il desiderio di un frutto separato dal Padre, in rivolta verso di lui e i suoi "divieti", aveva reciso la relazione tra l'Adamo e il Giardiniere, questo frutto, il Figlio, ci fa entrare nella volontà dell'Agricoltore, abbracciandola come nostra, rimanendo figli pieni della sua linfa.
"Chiedete quello che volete e vi sarà fatto"..
Di lui possiamo mangiare, possiamo cibarcene e in lui tutto cresce, tutto è possibile.
Per mezzo di Gesù, nostro fratello, possiamo chiedere senza timore e, in cambio, ci verrà dato il Padre stesso!
Gesù è la porta di accesso alla vita vera, alla sazietà piena, alla luce che non tramonta. È la vite ancorata alla Vita, che dona se stesso continuamente.
"In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli".
Portare frutto, realizzare la nostra vita, raggiungere la pace che tanto cerchiamo: questa non è solo la nostra felicità, è anche la Gloria del Padre! Egli si gloria della nostra piena realizzazione; per questo ci mostra il Figlio, come meta e immagine della nostra identità santificata.
Portare frutto porta gioia nella nostra vita e in coloro che ci stanno attorno. È la volontà fondamentale di Dio nei confronti dell'umanità intera.
Penso che non ci sia rivelazione più grande di questa: essere felici noi dà gloria a Dio!
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Gal 2,19-20
Commento del 23/07/2022
Salmo 34 (33),10-11
Commento del 23/07/2024
Vangelo di Gv 15,1-8
Commento del 23/07/2025

Tagliare.
RispondiEliminaSi
Quanto superfluo
Donami perizia neuronale per donarmi,lo sprone sei TU!
Amen
"In questo è glorificato il Padre mio".
RispondiEliminaLa nostra vita, piena, intensa, fruttuosa, è gloria a Dio.
Il Padre è glorificato da figli vivi.
È un'altra religione.
È la religione dell' amore sincero.
"Io sono la vite, voi i tralci"
RispondiEliminaSiamo legati a Te, Signore, da Te riceviamo vita