Vangelo del 29 giugno 2026 - Santi Pietro e Polo
"In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»".
Le domande che Gesù fa ai suoi discepoli sono svolte importanti della loro vita. Il Maestro chiede e un mondo si muove dentro di loro. Mai fatte a caso, mai per curiosità, come le faremmo noi.
Sono la chiave per aprire porte fino a quel momento mai aperte, per inoltrarsi in un mistero fondamentale per la loro vita e per quei discepoli dopo di loro che le ascoltano. Come noi oggi.
"Voi, chi dite che io sia?".
Dalla risposta dipende il tipo di relazione che si crea con lui, quello fino ad allora "capito" e quel nuovo che nella risposta prenderà corpo.
La risposta più vera: Gesù è il Cristo! Non è mai risposta scontata, non è frutto di un ragionamento umano, viene dalla fede, da quel rapporto stretto che ormai lega indissolubilmente discepolo e Maestro.
La risposta di Pietro è una roccia per la fede degli altri discepoli. In un momento di grande prova, davanti alla tentazione di mollare tutto e scappare, Gesù dice a Pietro: "io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,32). È il compito di Pietro e di chi, nel tempo, incarna il suo servizio.
Sono la chiave per aprire porte fino a quel momento mai aperte, per inoltrarsi in un mistero fondamentale per la loro vita e per quei discepoli dopo di loro che le ascoltano. Come noi oggi.
"Voi, chi dite che io sia?".
Dalla risposta dipende il tipo di relazione che si crea con lui, quello fino ad allora "capito" e quel nuovo che nella risposta prenderà corpo.
La risposta più vera: Gesù è il Cristo! Non è mai risposta scontata, non è frutto di un ragionamento umano, viene dalla fede, da quel rapporto stretto che ormai lega indissolubilmente discepolo e Maestro.
La risposta di Pietro è una roccia per la fede degli altri discepoli. In un momento di grande prova, davanti alla tentazione di mollare tutto e scappare, Gesù dice a Pietro: "io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,32). È il compito di Pietro e di chi, nel tempo, incarna il suo servizio.
"A te darò le chiavi del regno dei cieli".
Le chiavi nella Scrittura assumono tanti significati.
Nel nostro contesto la potremmo dire come nomina di un servo che ha il compito di gestire il lavoro degli altri servi della casa.
In effetti era così nelle organizzazioni domestiche: il servo più affidabile prendeva questo compito necessario affinché tutto andasse bene nelle faccende quotidiane.
Qui a Pietro è dato il compito di coordinare, confermare, sostenere, la fatica dei discepoli nel dare testimonianza della loro speranza fondata sulla fedeltà del Padre eppure avversata da coloro che vedevano minate le basi della religione fondata sulla legge. Un compito quindi non facile e di grande fermezza interiore.
Nel nostro contesto la potremmo dire come nomina di un servo che ha il compito di gestire il lavoro degli altri servi della casa.
In effetti era così nelle organizzazioni domestiche: il servo più affidabile prendeva questo compito necessario affinché tutto andasse bene nelle faccende quotidiane.
Qui a Pietro è dato il compito di coordinare, confermare, sostenere, la fatica dei discepoli nel dare testimonianza della loro speranza fondata sulla fedeltà del Padre eppure avversata da coloro che vedevano minate le basi della religione fondata sulla legge. Un compito quindi non facile e di grande fermezza interiore.
"Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".
Sciogliere e legare sono termini rabbinici che indicano giudizi legali.
Gesù annuncia una rivoluzione scandalosa con queste parole: il potere dei capi ebrei passa ai discepoli e assume un altro significato.
C'è un dato di fatto che vediamo in filigrana in tutto il Vangelo: il Cristo non ha mai legato nessuno a riti o prescrizioni religiose. Egli è colui che scioglie le catene della purità, che rialza chi è caduto, prostrato da malattia ed emarginazione, che dice la parola definitiva sulla schiavitù del peccato.
Dalla professione di fede di Pietro in poi tutti i discepoli possono aggrapparsi a questa verità e discernere come usare il potere a loro consegnato.
La chiesa può legare e sciogliere? Certo, un vero potere è quello che può fare tutto e anche il suo contrario. Il potere che Cristo aveva è passato alla chiesa sposa in eredità! E va usato naturalmente come era usato da lui.
La comunità dei credenti, corpo di Cristo, cresce nella consapevolezza di essere sempre sua discepola; usa questo potere curando le ferite come ha fatto lui, nutrendo con un cibo che è per la vita eterna, sciogliendo gli animi oppressi dalle colpe con il perdono e la misericordia.
Il potere di vita e morte è nelle mani del Figlio. La chiesa continui ad usare questa chiave che apre al bene come ha fatto lui: sempre e solo per la vita!
Sciogliere e legare sono termini rabbinici che indicano giudizi legali.
Gesù annuncia una rivoluzione scandalosa con queste parole: il potere dei capi ebrei passa ai discepoli e assume un altro significato.
C'è un dato di fatto che vediamo in filigrana in tutto il Vangelo: il Cristo non ha mai legato nessuno a riti o prescrizioni religiose. Egli è colui che scioglie le catene della purità, che rialza chi è caduto, prostrato da malattia ed emarginazione, che dice la parola definitiva sulla schiavitù del peccato.
Dalla professione di fede di Pietro in poi tutti i discepoli possono aggrapparsi a questa verità e discernere come usare il potere a loro consegnato.
La chiesa può legare e sciogliere? Certo, un vero potere è quello che può fare tutto e anche il suo contrario. Il potere che Cristo aveva è passato alla chiesa sposa in eredità! E va usato naturalmente come era usato da lui.
La comunità dei credenti, corpo di Cristo, cresce nella consapevolezza di essere sempre sua discepola; usa questo potere curando le ferite come ha fatto lui, nutrendo con un cibo che è per la vita eterna, sciogliendo gli animi oppressi dalle colpe con il perdono e la misericordia.
Il potere di vita e morte è nelle mani del Figlio. La chiesa continui ad usare questa chiave che apre al bene come ha fatto lui: sempre e solo per la vita!
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di At 12,1-11
Commento del 29/06/2021
Salmo 34 (33),6-7
Commento del 29/06/2024
Seconda lettura di 2Tm 4,6-8.17-18
Commento del 29/06/2025
Vangelo di Mt 16,13-19
Commento del 29/06/2022

"tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa".
RispondiEliminaSei il Dio vivente, non c'è nodo che Tu non sciolga, Signore e la Chiesa, tua sposa, è esecutrice del tuo volere di Padre dell'umanità, di dispensatrice dei tuoi doni
Chi dite che io sia?
RispondiEliminaTU sei con me sempre
SEI quello che sta con me!
Grazie
"A te darò le chiavi del regno dei cieli".
RispondiEliminaLe chiavi del Regno dei cieli
nelle nostre mani!
L' amore di Dio nei nostri cuori!
Il Regno dei cieli dentro di noi!
Così è il mio Dio.