Prima lettura del 23 settembre 2026
"Ogni parola di Dio è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Non aggiungere nulla alle sue parole,
perché non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo.
Io ti domando due cose,
non negarmele prima che io muoia:
tieni lontano da me falsità e menzogna,
non darmi né povertà né ricchezza,
ma fammi avere il mio pezzo di pane,
perché, una volta sazio, io non ti rinneghi
e dica: «Chi è il Signore?»,
oppure, ridotto all’indigenza, non rubi
e abusi del nome del mio Dio".
Il penultimo capitolo del libro dei Proverbi raccoglie vari detti sapienziali. Molto belli questi che meditiamo, che riguardano la Parola di Dio e la sobrietà della vita, due temi essenziali che ogni credente dovrebbe tenere presente quotidianamente.
Al centro della sapienza biblica c'è il rapporto con Dio e con il prossimo, visti da un punto di vista differente da quello solito di questo mondo che usa e strumentalizza ogni relazione.
La Parola di Dio porta alla comprensione delle diversità, a riconoscersi amati e compresi nei più profondi meccanismi, anche quelli del bisogno che fanno dimenticare la propria dignità e quella dell'altro da sé stessi.
Il sapiente prega per avere una vita semplice, con il necessario, lontana dall'estrema povertà e dall'eccessiva ricchezza. Si sente in queste parole il cuore di chi ha imparato a vivere facendosi bastare ciò che gli è necessario.
"Io ti domando due cose,
non negarmele prima che io muoia:
tieni lontano da me falsità e menzogna".
Il desiderio di autenticità è frutto del cammino di una vita e insieme dono del Signore. Il sapiente desidera arrivare a questo traguardo prima di concludere il suo cammino terreno.
Autenticità e semplicità non si improvvisano, sono doti che crescono rinunciando all'offesa, a sminuire il prossimo, senza smania di primeggiare.
non negarmele prima che io muoia:
tieni lontano da me falsità e menzogna".
Il desiderio di autenticità è frutto del cammino di una vita e insieme dono del Signore. Il sapiente desidera arrivare a questo traguardo prima di concludere il suo cammino terreno.
Autenticità e semplicità non si improvvisano, sono doti che crescono rinunciando all'offesa, a sminuire il prossimo, senza smania di primeggiare.
Menzogna e falsità spesso coprono mancanze e vuoti di cui ci vergogniamo; per questo, temendo il giudizio degli altri, mostriamo una maschera che cerca compiacimento e lodi. Perdere questa paura porta a vivere serenamente nonostante i tanti limiti, dona la libertà di vivere nella verità, senza essere schiavi del bisogno di apparire meglio di quelli che in realtà siamo.
"Non darmi né povertà né ricchezza,
ma fammi avere il mio pezzo di pane,
perché, una volta sazio, io non ti rinneghi".
Mi viene in mente a una parola dell' apostolo Paolo che parlando di se stesso scrive:
"So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza. Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica" (Fil 4,12-13).
L'eccessiva sazietà rende ottusi, dimentica il bisogno dei fratelli e potrebbe portare addirittura a rinnegare Dio.
ma fammi avere il mio pezzo di pane,
perché, una volta sazio, io non ti rinneghi".
Mi viene in mente a una parola dell' apostolo Paolo che parlando di se stesso scrive:
"So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza. Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica" (Fil 4,12-13).
L'eccessiva sazietà rende ottusi, dimentica il bisogno dei fratelli e potrebbe portare addirittura a rinnegare Dio.
C'è un proverbio popolare che con incisività afferma: "il sazio non crede a chi è digiuno", cioè non lo capisce, non sente tutta la portata del suo dramma. Il sapiente dei Proverbi cerca nelle cose il giusto mezzo, obiettivo che dona tanta pace, consolazione, ma anche empatia e carità.
Sempre Paolo ci ricorda che:
"Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo" (1Tm 6,8).
Nel nostro mondo che esalta il consumismo per fagocitare sempre nuovi beni di tendenza e di lusso, la sapienza viene in soccorso e placa questa smania utopica di grandezza che fa dimenticare l'essenziale. Il mio pezzo di pane, il mio sostentamento sia la misura di ciò che desidero.
Sempre Paolo ci ricorda che:
"Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo" (1Tm 6,8).
Nel nostro mondo che esalta il consumismo per fagocitare sempre nuovi beni di tendenza e di lusso, la sapienza viene in soccorso e placa questa smania utopica di grandezza che fa dimenticare l'essenziale. Il mio pezzo di pane, il mio sostentamento sia la misura di ciò che desidero.
"Non darmi né povertà né ricchezza": forse non è la preghiera che ci è venuta sulle labbra, ma è sapienza semplice, desiderio che pone la nostra vita nella giustezza di ciò che ci serve e nel rispetto e considerazione del benessere di tutti.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Pr 30,5-9
Commento del 25/09/2024
Salmo 119 (118),89-91
Commento del 11/11/2021
Vangelo di Lc 9,1-6
Commento del 27/09/2023

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