Prima lettura di domenica 27 settembre 2026
Ez 18,25-28
"Così dice il Signore: «Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”.
Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso.
Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà»".
Ogni scelta porta le sue conseguenze e ci è data l'opportunità di cambiare: sono due affermazioni che nascono dal messaggio incisivo del profeta Ezechiele sul nostro vivere ogni giorno.
Fare o non fare una cosa, farla in un modo o in un altra, non è indifferente. Ogni scelta, ogni decisione, lascia un segno nella nostra vita e in quella degli altri. La superficialità non aiuta a crescere e a vivere con consapevolezza e intensità la nostra vita.
Il profeta lancia un grido d'allarme per svegliarci dall'irresponsabilità e dalla banalizzazione del nostro agire.
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore»".
Nel cuore di ogni credente c'è una voce sussurrata o gridata che critica costantemente l'agire di Dio. Egli è sempre sul banco degli imputati, messo lì proprio dai credenti! Drammatico è riconoscersi i pubblici ministeri di Dio, quando pensavamo di esserne i consiglieri e i difensori.
Al nostro sguardo tante opere di Dio non sono la risposta giusta alle nostre situazioni difficili. Non fa abbastanza, sbaglia i tempi, o addirittura ci appare contro di noi in tutto!
Il profeta Ezechiele ribalta la situazione, facendo parlare Dio e mette noi sotto i riflettori e il nostro criticare continuo, che la Scrittura chiama "mormorare". Ci sveglia, ci scuote e svela la nostra assurda pretesa di bambini arroganti che sgridano e vogliono dare buoni consigli a Dio.
Un altro profeta, Isaia, ci ricorda:
"Chi ha diretto lo spirito del Signore
e come suo consigliere lo ha istruito?
A chi ha chiesto di consigliarlo, di istruirlo,
di insegnargli il sentiero del diritto,
di insegnargli la conoscenza
e di fargli conoscere la via della prudenza?" (Is 40,13-14).
A noi non è chiesto di giudicare e di consigliare, ma di ascoltare, di lasciarci condurre, di metterci dietro al Maestro ( cfr. Mt 16,23) e di imparare da lui (cfr. Mt 11,29).
"Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia
condotta o piuttosto non è retta la vostra?"
Ecco la domanda vera: tra noi e Dio chi è veramente in torto, chi veramente criticabile, chi può essere ingiusto? Se guardiamo alla storia dell'umanità e alla nostra, la risposta non è difficile. I nostri fallimenti sono il risultato della vista corta, del nostro poco capire, della pretesa di giustizia che ben presto si rivela come interesse e faziosità.
La Scrittura ci vuole guarire. Se condannare Dio è una pratica inutile, diventa dannoso stare sempre sul piedistallo perché distrugge noi stessi e le relazioni vitali con i nostri cari.
Il retto modo di affrontare la vita non diventi un vanto, ma la scoperta che anche questo è dono di colui che con la sua Parola ci conduce sulla via della giustizia e della pace.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Ez 18,21-28
Commento del 06/03/2020
Salmo 25 (24),8-10
Commento del 23/12/2025
Seconda lettura di Fil 2,1-4
Commento del 31/10/2022
e Commento di Fil 2,6-11 del 14/09/2025
Vangelo di Mt 21,28-32
Commento del 16/12/2025

Non è retto il TUO agire!?
RispondiEliminaSiamo continuamente in cattedrale,anche al TUO cospetto.
Donami la consapevolezza che non sono capace di realizzare , nulla ...
Senza il TUO si!
Poi....sostituirsi a TE nelle decisioni e valutazioni, viene dal maligno.
cattedra
RispondiElimina"Ascolta dunque, casa d’Israele".
RispondiEliminaÈ la parola che più ripete Dio al suo popolo.
Tutto nasce dall'ascolto della Parola.
Tutto rinasce dall'ascolto della Parola.