Prima lettura del 19 agosto 2026
Guai ai pastori d’Israele
Ez 34,1-11
"Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle elevato, le mie pecore si disperdono su tutto il territorio del paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura.
Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio –, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge –, udite quindi, pastori, la parola del Signore: Così dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto. Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna»".
Pastori di sé stessi e ripiegati su meschini interessi: così il profeta etichetta i capi del popolo, che per vocazione sono guide e custodi, ma tradiscono la loro missione addirittura sfruttando chi dovrebbero proteggere.
Un profeta non può tacere davanti alla perversione di chi dovrebbe essere a servizio e invece asservisce i propri fratelli.
Essere per gli altri è l'aspetto più fondante dell'essere umano, fa parte della nostra stessa natura. Diventare prede e mercenari è prima di tutto tradire la propria vocazione, considerare gli altri come cose da usare e impoverirsi spiritualmente di una parte fondamentale che vive nella relazione affettiva.
Non c'è vantaggio per nessuno quando l'egoismo e la paura fanno ripiegare su sé stessi. Non quindi un problema solo delle guide, dei pastori, ma di ognuno di noi, chiamati a prenderci cura del prossimo e specialmente dei più fragili. La voce di Ezechiele risuona attuale per le nostre vite sempre a rischio di accaparrare ancìzicché donare, si spadroneggiare e non servire.
"Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori»".
Ezechiele ha un compito preciso e scomodo: è profeta prima di tutto dei capi religiosi, addentrati nelle Scritture, che vanno fieri del loro titolo di pastori.
Il profeta ha un ruolo che non è meno importante di un sacerdote; riceve una parola che deve consegnare a coloro che sono messi ai vertici per il bene del popolo. Quando dal nostro orizzonte spariscono gli altri, inizia un cammino che prende il colore sempre più cupo dell'egoismo.
"Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge?"
È una domanda che inchioda chi fa il contrario della missione ricevuta. Il pastore è tale per le pecore che deve pascere, sono loro la sua preoccupazione principale e il suo impegno. Come si può limitarsi a pascere se stessi?
Come stride ai nostri occhi un approfittatore, una sanguisuga dei beni degli altri! Ma molto di più indigna scoprire queste pulsioni nelle guide spirituali.
Quello dei pastori è un dovere che non ammette eccezioni. E ognuno di noi non potrà mai dire come Caino: "sono forse io il custode di mio fratello?" (Gn 4,9).
Ognuno è responsabile del bene dei fratelli, con attenzione particolare a quelli che faticano a stare al passo nella nostra società sempre più competitiva e spietata.
Non siamo soli, l'umanità è una grande famiglia dove tutti hanno bisogno di tutti.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di Ez 34,1-11
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Salmo 23 (22),6
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Vangelo di Mt 20,1-16
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