Prima lettura del 24 agosto 2026

Alte mura con dodici porte 
Ap 21,9b-14

"Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello».
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.
È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello". 

L'Apocalisse, ultimo libro della Bibbia, finisce con una scena di nozze, alleanza intima e profonda tra la Gerusalemme del cielo, come sposa, e il Signore dell'universo, sposo fedele. 
È un'immagine molto suggestiva quella di una sposa meravigliosa, celeste, cioè preparata direttamente da Dio, che scende dall'alto pronta per la celebrazione delle nozze. Parla alla nostra esperienza di festa, di vita nuova che nasce in uno sposalizio, speranza e promessa di vita feconda che si apre al futuro in modo positivo, superando la paura e l'angoscia. 
L'Apocalisse è un libro nato in un tempo di persecuzione e di grande sofferenza per i primi cristiani e solo un profeta può vedere così lontano fino al tempo della festa senza fine che il Signore prepara per l'umanità intera. 
Giovanni è portato in alto per potersi godere il meraviglioso spettacolo. L'Agnello di Dio, il Messia morto e risorto, Gesù Cristo, è lo sposo, il Vivente, l'Agnello che ha donato tutto sé stesso. 
Una visione di grande speranza per noi oggi: la fine non è una disfatta ma una festa, non un tempo funebre ma nuziale. Questa pagina dell'Apocalisse ci ricorda che il meglio deve ancora venire, e il Signore stesso lo prepara per noi.

"È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele".
La visione ci insegna un nuovo modo di vedere il popolo di Dio. Il numero 12 richiama le tribù dell'antico Israele, ma Giovanni unisce a questa tradizione quella nuova dei dodici apostoli. 
La città ha grandi mura, che dicono protezione, ma anche tante porte di accesso: è un luogo accogliente, dove l'ospitalità è dimostrata dalle aperture accessibili a tutti. 

"A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte". 
Sembra di vederla questa Gerusalemme celeste con le mura intatte che è disposta a croce sui quattro punti cardinali! 
Le porte delle città antiche erano predisposte verso le grandi rotte carovaniere che approdavano alle città, spesso fortificate. Ma queste hanno una particolarità che non dice chiusura e controllo ma perfetta apertura: sono tre, quindi destinarsi ad aprirsi come quelle di una basilica in una grande liturgia e dicono l'universalità della salvezza. 
Sia nell'antico popolo di Dio che nella Chiesa questo concetto ha fatto fatica ad affermarsi, a vedersi come comunità accoglienti e in ascolto della diversità. 
Così la Scrittura si chiude come un'indicazione fondamentale; è il libro che riassume tutti i canoni antichi alla luce della rivoluzionaria vicenda del Cristo, esegesi compiuta di tutte le profezie.
Siamo invitati ad entrare da oriente ed Occidente, da nord a sud, perché non c'è popolo o nazione esclusa. Tutte le strade portano alla Gerusalemme celeste, dimora del Padre, pronta per accoglierci per una festa senza fine.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:

Prima lettura di Ap 21,9b-14 
Commento del 24/08/2023

Salmo 145 (144),17-18 
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