Salmo del 7 agosto 2026

Faccio vivere
Dt 32,39

"39 Ora vedete che io, io lo sono
e nessun altro è dio accanto a me.

Sono io che do la morte e faccio vivere;
io percuoto e io guarisco,

e nessuno può liberare dalla mia mano". 

I versetti del Deuteronomio che meditiamo fanno parte del cantico di Mosè, parole che il profeta rivolge al suo popolo per ammonirlo e aiutarlo a camminare sulla via che il Signore stesso indica. Dio afferma con assolutezza la sua unicità, nessuno è pari a lui perché guida il popolo verso una terra dedicata, promessa, simbolo di stabilità e dona identità di persone libere perché amate. 

"Ora vedete che io, io lo sono
e nessun altro è dio accanto a me".
Il Signore proclama davanti agli occhi dei figli come sia l'unico ad avere la signoria su tutto.
Il Signore è uno, ripete lo Shemà, la professione di fede d'Israele. 
Nella sua azione potente di liberazione nessuno gli è al fianco, nessuno lo eguaglia o può gareggiare in grazia con lui. È importante questa  verità di fede che l'antico Israele difende davanti a tutti i popoli limitrofi. Non dice solo la grandezza del Dio dei padri, sottolinea anche il rapporto esclusivo che il Signore ha con il suo popolo. Il suo vero potere universale si mostra nella tenerezza, nella dedizione, nella predilezione.
Il popolo lo sa per esperienza. L'altro dio, il faraone dell' Egitto, lo ha oppresso e sfruttato, il Dio di Abramo se ne è preso cura, lui solo e nessun altro potente del mondo è stato di aiuto. Un solo Dio, un solo amore, presenza unica e fedele nella vita di quanti si affidano a lui. 

"Sono io che do la morte e faccio vivere;
io percuoto e io guarisco".
È Signore della vita e della morte, tutto è nelle sue mani e ricordarlo ci aiuta ad occupare il nostro posto giusto nel cammino di salvezza: lui è Padre e noi suoi figli. 
La signoria di Dio si stende su tutto ciò che ha vita.
La fede biblica ci dice che il Signore fa morire e fa vivere, fa la piaga e la guarisce (cfr. Gb 5,18). 
Sta qui la nostra sicurezza! Se la nostra vita fosse in qualsiasi altra mano, sarebbe in pericolo continuo di perdersi. Il Signore è la sorgente ed è anche approdo, in lui tutto ha inizio e ogni cosa giunge a compimento. 

"E nessuno può liberare dalla mia mano". 
Questa è una certezza che genera tanta speranza. 
Con quanta fermezza Mosè trasmette al popolo le parole stesse di Dio!
Dette da altri queste parole potrebbero essere terribili! Se non esiste nessuno pari a lui e nessuno può strapparci dalle sue mani, siamo sicuri di essere salvi solo perché il suo potere non è quello di un tiranno, ma quello di un padre, di un fratello, di un amico. 
Ed è un potere che ci sovrasta, che non è nelle nostre possibilità, ma sempre a nostro favore, per il nostro bene, per la nostra libertà.
Nessuno può sentirsi più protetto se non chi crede all'Amore dato per noi e per sempre dal Padre in Cristo Gesù.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:

Prima lettura di Na 2,1.3; 3,1- 3.6-7
Commento del 05/08/2022

Salmo da Dt 32,35-41
Commento del 07/08/2020

Vangelo nella versione di Mc 8,34-9,1 
Commento del 18/02/2022

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