Prima lettura di domenica 9 agosto 2026
1Re 19,9a.11-13a
"In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna".
Pagina biblica, unica nel suo genere, che descrive una intensa esperienza di Dio fatta dal profeta Elia in un momento cruciale della sua esistenza.
Detto in Israele il profeta di fuoco, uomo impegnato contro lo strapotere politico e religioso, diventa l'unica voce critica, ergendosi a baluardo dell'idolatria che si sta fagocitando i cuori dei fratelli.
Uomo di fede in cammino, pur contrastato e minacciato di morte dai potenti del suo tempo, procede fermo senza mai perdere la fiducia nel Dio vivente.
Il brano ci parla quindi di un momento di forte lotta interiore in cui Elia si rifugia sul monte Oreb, un nome che indica il monte Sinai, il monte di Mosè e dell'incontro con il Dio dell'Esodo. Lì il Signore si manifesta a lui, rompendo i canoni classici della tempesta, del terremoto o del fuoco, ma in una "voce di silenzio", come dice l'originale ebraico, insegnando ad Elia un nuovo sentiero per incontrarsi e parlarsi.
Il profeta di fuoco diventa così la guida di coloro che incontrano il Signore nel silenzio e nella solitudine, lontano dai clamori sociali e religiosi. Riceviamo da lui una indicazione preziosa e urgente anche per le nostre lotte e la nostra ricerca.
"In quei giorni, Elia".
Per aver contrastato le scelte politiche e religiose della casa regnante, Elia è un ricercato, su di lui pende una condanna già pronunciata di morte. Fugge nel deserto per sottrarsi alle grinfie della regina Gezabele, moglie del re Acab.
Ma un profeta non è un superuomo; è ormai stanco e sente forte il fallimento della sua missione perché gran parte del popolo è con i regnanti. Arriva addirittura a desiderare di voler morire per porre fine alle sue battaglie e alle sue fatiche.
Elia cerca riposo, una tregua, e si rifugia in una caverna su di un monte caro alla memoria dell'antico Israele in fuga dal faraone egiziano. l'Oreb/Sinai evoca antiche manifestazioni potenti di Dio che diventa piano piano familiare a questo gruppo di fuggiaschi.
È li per passarvi la notte, ma è una tenebra più profonda quella che lo abita.
Conosciamo questi momenti quando il desiderio di mollare la corda, di non lottare più e trovare ristoro, è l'unica cosa che vorremmo.
Ogni credente vorrebbe sentirsi dire dal suo Dio "vieni in disparte e riposati" come farà spesso Gesù per sé stesso e per i suoi discepoli (cfr. Mc 6,31).
Un profeta vive della Parola del Signore ed è motivato da questa Parola. Elia ha bisogno di asscoltare ancora questa voce che gli parla nel profondo e che lo rassicura quando invece tutte le altre voci sono invettive contro di lui.
Per prima cosa la Parola torna da lui, si prende cura del suo cuore con sollecitudine e tenerezza.
E' bellissimo ciò che il Signore dice e insegna.
Elia si rintana nel profondo di una grotta buia e il Signore per prima cosa gli dice "esci".
È in fuga senza tregua da chi lo cerca per ucciderlo e gli dice "fermati".
È confuso e spaventato e lo chiama a stare "alla presenza" sua.
Sono tre movimenti che diventeranno, dopo Elia, un classico di ogni itinerario di ricerca del Signore ed esperienza dell'incontro con lui.
Al termine di un viaggio durato quaranta giorni e quaranta notti, il Signore si manifesta. Non è un Dio che si impone quello che Elia sente, percepisce, "vede" passare. È un Dio silenzioso, presente, nascosto. È un Dio intimo e profondo, difficile da confondere con gli idoli del potere e della forza che tanto fascino hanno sulla nostra povera umanità.
"Giunto al monte santo – che nella Bibbia è sempre luogo di rivelazione, dal Sinai, al Tabor, al Calvario - fa l’esperienza di Dio: non in segni eclatanti, ma nell’intimità con Dio, nell’ascolto profondo, di cui la caverna è antichissima metafora. La presenza di Dio è anzitutto un passaggio: «Il Signore passò» (v. 11). È il Dio vivente, non un morto oggetto, un idolo" (Bruno Forte).
Questo è tratto dal commento del teologo che vi invito a leggere con calma.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di 1Re 19,9.11-16
Commento del 12/06/2020
Salmo 85 (84),9-10
Commento del 11/12/2023
Seconda lettura di Rm 9,1-5
Commento del 03/11/2023
Vangelo di Mt 14,22-33
Commento del 13/08/2023

Il SIGNORE passo '
RispondiEliminaE si manifesta in modo inaspettato
SILENZIO
LUI fa senza clamore
FA
Questo è l'insegnamento per me
Fai
Amen
«Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
RispondiEliminaEsci.
Fermati.
Mettiti alla presenza.
È il segreto di ogni incontro.
È il segreto della preghiera profonda.
Esci dalla tana, dalla paura, da ogni autogiustificazione.
Fermati dalla fuga nelle illusioni.
Mettiti alla presenza di Colui che è sempre Presente.
È il segreto.
"Essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte".
RispondiEliminaEntro nel profondo della mia vita, del mio essere, entro nella mia interiorità, nel fondo della mia anima per fermarmi alla tua presenza, Dio, per ascoltare il silenzio della tua Parola, per assaporare la quiete della tua pace
Il silenzio di Dio ci purifica dalle troppe parole, ci invita alla resa perdutamente abbandonata, ci fa superare il dominio della ragione assoluta, per aprirci all’umiltà dell’ascolto, alla modestia dell’adorazione…
RispondiEliminaAmen
Maria Maddalena
"... alla presenza del Signore"
RispondiEliminaPa' TU Sei sempre con me,
sono io che a volte
sono altrove...