Prima lettura del 13 gennaio 2026
"In quei giorni Anna si alzò, dopo aver mangiato e bevuto a Silo; in quel momento il sacerdote Eli stava seduto sul suo seggio davanti a uno stipite del tempio del Signore. Ella aveva l’animo amareggiato e si mise a pregare il Signore, piangendo dirottamente. Poi fece questo voto: «Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo».
Mentre ella prolungava la preghiera davanti al Signore, Eli stava osservando la sua bocca. Anna pregava in cuor suo e si muovevano soltanto le labbra, ma la voce non si udiva; perciò Eli la ritenne ubriaca. Le disse Eli: «Fino a quando rimarrai ubriaca? Smaltisci il tuo vino!».
Anna rispose: «No, mio signore; io sono una donna affranta e non ho bevuto né vino né altra bevanda inebriante, ma sto solo sfogando il mio cuore davanti al Signore.
Non considerare la tua schiava una donna perversa, poiché finora mi ha fatto parlare l’eccesso del mio dolore e della mia angoscia».
Allora Eli le rispose: «Va’ in pace e il Dio d’Israele ti conceda quello che gli hai chiesto». Ella replicò: «Possa la tua serva trovare grazia ai tuoi occhi». Poi la donna se ne andò per la sua via, mangiò e il suo volto non fu più come prima.
Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi prostrati davanti al Signore, tornarono a casa a Rama. Elkanà si unì a sua moglie e il Signore si ricordò di lei. Così al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto»".
Il primo libro di Samuele ci trasmette il sorgere della monarchia nell'antico Israele. Saul è il primo re, a cui succede Davide, portatore delle promesse messianiche. In questo contesto il profeta Samuele svolge un ruolo civile e religioso di primissimo piano. La sua nascita porta già il profumo delle meraviglie che Dio ha in serbo per i suoi figli.
Anna è una donna di fede, sa che gli è rimasto il Signore come possibilità di speranza eppure la sterilità la segna. Era una condizione intesa in vari modi, ma sempre negativi; per i popoli antichi, che basavano sulla discendenza la loro eredità spirituale dopo la morte, essere sterili era impossibilità e estinzione del nome e della casata. Solo il Signore ha potere su questa morte sociale, solo lui può rendere fertile una famiglia senza progenie.
È la preparazione al racconto della nascita del profeta Samuele e di tanti personaggi chiave nella storia della salvezza.
"Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi prostrati davanti al Signore, tornarono a casa a Rama".
Compiuti i riti del pellegrinaggio, si preparano per ritornare a casa loro Elkanà e le sue mogli, Anna la preferita ma senza figli e Peninnà che però gli aveva dato figli.
Per Anna era un pellegrinaggio in cui metteva tutta la sua afflizione, un acuirsi del dolore che la segnava per non poter dare una discendenza all'uomo che amava.
Sento tanta fiducia, tanta speranza nel cammino fatto da Anna e suo marito. Lasciare fare al Signore è frutto della fede, è mettersi senza limiti nelle braccia del Dio che è fedele alle sue promesse e capace di portare vita lì dove c'è morte.
"Elkanà si unì a sua moglie e il Signore si ricordò di lei".
L'amore non si ferma nonostante gli impedimenti e i due sposi continuano a darsi l'uno per l'altra. Il Signore ha ascoltato il pianto dirotto di questa donna e si ricorda di lei, cioè realizza la promessa di fecondità che in Eva ha fatto ad ogni grembo di donna (cfr. Gn 3,20). Anche Anna diventa destinataria di questa volontà provvidente e feconda che riempie di gioia le creature.
E "Così al finir dell’anno un figlio e lo chiamò Samuèle, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto»".
Bellissimo nome quello di questo bambino prodigioso, un memoriale perché in ebraico vuol dire: "il suo nome è Dio", ma in aramaico "Smenù-El" significa "il Signore ha ascoltato".
Il bambino di Anna è profeta già nel nome perché annuncia la presenza di Dio che non rimane sordo alle lacrime di una donna sterile, simbolo di un popolo che non ha in sé possibilità di vita se non nel Signore che feconda i suoi giorni.
Tutti attendono una consolazione potente e la nascita inaspettata di un bambino riapre i cuori alla gratitudine e alla lode.
Egli non lascia nell'afflizione chi si rivolge a lui, dei suoi frutti è ricolmo il nostro ventre. Il grande profeta Samuele, nella cui vita si manifesta la signoria di Dio su ogni altro potere, sin dalla nascita rianima gli spiriti affranti e diventa segno di una predilezione che nessun limite umano può fermare.
Link di approfondimento alla liturgia del giorno:
Prima lettura di 1Sam 1,9-20
Commento del 14/01/2020
Salmo 1Sam 2,6-7
Commento del 08/06/2024
Vangelo di Mc 1,21-28
Commento del 28/01/2024

"Il Signore si ricordò di lei".
RispondiEliminaIl Signore è fedele.
Non dimentica di fare il bene.
È Padre di tutti.
È Padre per sempre.
Il Signore Ascolta
RispondiEliminaSempre!