Prima lettura del 9 gennaio 2026

Così siamo anche noi 
1Gv 4,11-18
 
"Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi.
In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. 
In questo l'amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione: che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore". 

L'amore è dono accolto ed offerto. L'iniziativa parte dal Signore: egli ama per primo e la nostra risposta è benevolenza e gratitudine che si manifestano amando il prossimo come lui ama noi. È la logica che Giovanni ci insegna nella sua lettera. 

L'amore di Dio per noi ha un effetto curativo per il nostro cuore. Infatti 

"l'amore perfetto scaccia il timore", perché è la paura a innescare atteggiamenti di aggressione e di sopraffazione su chi ci circonda.

"In questo l'amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione".

Guardare alla carne di Cristo, cioè alla sua storia umana, è la strada che fa crescere nella conoscenza e nell'esperienza dell'amore che lo ha inviato, che ha voluto l'incarnazione per la santificazione dell'umanità. 

Infatti il nostro amore, sempre limitato e insufficiente, non potrebbe essere perfetto se non fosse stato vivificato dal dono totale del Figlio per ognuno di noi.

In lui la possibilità di amare come vorremmo, totalmente, pienamente, si apre alla possibilità concreta, non per nostro merito, ma dall'essere carne della stessa carne.


L'amore di Dio per noi raggiunge il suo culmine in questa esperienza: 

"che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo".

Giovanni lo dà per assodato, ma fiducia e giudizio non sono un binomio abituale nel nostro cuore e nel nostro linguaggio. Troppo spesso parliamo di giudizio sganciandolo da questa buona notizia; non stiamo però parlando alla luce della Parola, ma spinti dal terrore di non farcela a salvarci, come se dipendesse da noi! 

Fiducia nel giorno del giudizio: il Signore giudica liberando dal male, eliminando la morte, graziando il peccatore. Da questa fede nasce la fiducia. 

E Giovanni sottolinea: noi "come lui"

Come il Figlio rimetteva tutto nella volontà e nell'amore del Padre (cfr. Mt 11,25-26), così noi possiamo affidarci al giudizio che risana le voragini di amore mancato, l'incapacità di donarsi, la piccolezza del nostro cuore.

Il Cristo è il modello e la via di questa esperienza d'amore che viene da Dio e feconda la nostra vita di pace e fiducia, liberandoci dal timore e godendo già in questo mondo della sua amorevole vicinanza.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:


Prima lettura di 1Gv 4,11-18 

Commento del 09/01/2020


Salmo 72 (71),12-13 

Commento del 03/12/2024


Vangelo di Mc 6,45-52 

Commento del 09/01/2025


Commenti

  1. "che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo".
    Fiducia è vittoria di Dio.
    Fiducia è vittoria dell'amore.
    Fiducia è la meta della speranza.
    Il giorno del giudizio:
    incontro tra Padre e figli, manifestazione estrema della misericordia,
    esperienza estrema
    dell'amore di Dio per noi.
    Perciò: fiducia!

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  2. Noi "come lui"!
    Silenzio
    Consapevolezza
    Meditazione
    non brontolii sul vissuto.
    Amen

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