Salmo del 15 gennaio 2026

Ci hanno depredato
Sal 44 (43),10-12
 
"10 Ci hai respinti e coperti di vergogna,
e più non esci con le nostre schiere.

11 Ci hai fatto fuggire di fronte agli avversari
e quelli che ci odiano ci hanno depredato.

12 Ci hai consegnati come pecore da macello,
ci hai dispersi in mezzo alle genti". 

Il Salmo 44 è un'invocazione di aiuto al Signore dopo una grande disfatta. Un popolo battuto, umiliato, disperso, ricomincia la risalita verso la fiducia invocando il Signore, sua forza, unica speranza. 
È un popolo provato ma che nella memoria ha chiara la vicinanza del Dio fedele. Non invoca uno sconosciuto ma colui che con tenerezza e potenza si è già preso cura dell'Israele biblico sin da quando non aveva terra né libertà. Ora è il momento della crisi, dell'urgente necessità di salvezza e il Salmo è una preghiera coraggiosa e franca che invoca con tanta fiducia. 
Non è solo lamentazione, è fede viva che si rivolge a Colui che salva. 

"Ci hai respinti e coperti di vergogna,
e più non esci con le nostre schiere".
Dopo una battaglia persa, l'antico Israele si rende conto che è stato uno sbaglio contare solo sulle proprie forze. Non affidandosi al sostegno divino, le decisioni contro i nemici hanno portato alla sconfitta, a coprirsi di vergogna. Le illusioni di facili vittorie sono scorciatoie che non funzionano nelle difficoltà.
Ma non tutto è perduto: la crescita parte da questo momento di umiltà, dopo l'umiliazione e il fallimento. 

"Ci hai fatto fuggire di fronte agli avversari
e quelli che ci odiano ci hanno depredato".
In fuga davanti agli avversari e depredati dai nemici: è la povertà che non scegli, è l'impoverimento che la storia ti infligge. La propria storia insegna dove sta la vera forza, da dove viene la vittoria più importante. 
Il Signore, come Padre premuroso, non ha smesso di educare e condurre il suo popolo neanche nei momenti più drammatici e dolorosi.

"Ci hai consegnati come pecore da macello,
ci hai dispersi in mezzo alle genti". 
Le immagini sono drammatiche, e in tanti ci possiamo riconoscere. In quei momenti bui, depredati di tutti, sembra vacillare la fiducia nel Signore della vita. eppure lui rimane comunque il protagonista principale della storia, nel bene e nel male. 
Paolo dirà, in un profondo affidamento, "Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore" (Rm 14,8). 
È il coraggio di guardare con sincerità alla propria fragilità, e solo la fede biblica ce lo insegna. 
Una certezza ci sostiene: siamo sempre nelle mani del Signore che dirige comunque al bene le nostre vicende. Il Salmo non nasconde l'arroganza e il peccato ma esce dall'afflizione invocando il Signore come Salvatore.

Link di approfondimento alla liturgia del giorno:

Prima lettura di 1Sam 4,1-11 
Commento del 16/01/2020

Salmo 44 (43),24-26 
Commento del 11/01/2024

Vangelo di Mc 1,40-45 
Commento del 16/01/2025

Commenti

  1. "Ci hai fatto fuggire
    di fronte agli avversari".
    È la caduta di ogni illusione.
    Senza il Signore non si vince, non si costruisce, non si cresce.
    Non la mia forza ma il suo amore vince, resta, regna.

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  2. Ci hai dispersi in mezzo alle genti!
    Spesso capita di sentirsi così.
    soli,isolati,da parte.........
    Tanto caos,ma soli.......
    Stammi vicino,sempre!
    Amen

    RispondiElimina
  3. Sia che viviamo sia che moriamo siamo dunque del Signore. È il coraggio di guardare con sincerità alla propria fragilità che solo la fede insegna. Una certezza ci sostiene siamo sempre nelle mani del Signore che guida il nostro cammino .

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